I passeggeri di Caronte

Carlo de Bellis si disinteressa della vita non perchè sia professore di filosofia, ma perchè ha sessant’anni e buona salute. Quando si ha sessant’anni non bisogna più occuparsi che della salute e se essa è buona, bisogna chiudersi in casa, guardarsi dai colpi d’aria, accontentarsi dell’orizzonte cilestrino, contemplato dalla finestra a vetri chiusi, il corpo abbandonato al tepore di una poltrona comoda e profonda. E quando la coscienza è tranquilla – Carlo ha una coscienza molto tranquilla – bisogna chiudersi in casa, guardarsi dal proprio simile, che infuria per le vie del mondo, accontentarsi di ciò che fu – e che è sempre un orizzonte cilestrino – senza pensare a ciò che è, o avrebbe potuto essere, se… No. Bisogna fermarsi a guardare indietro, quando si ha la minacciosa età di sessant’anni e si ha paura della morte. E anche questo finisce per giovare alla salute.
Carlo de Bellis ha una gran paura del fenomeno morte, perchè esce dal dominio della sua logica interpretativa, ma d’altra parte ha da tempo capìto tutte queste cose, per intuito di uomo di buon senso e in virtù della inveterata abitudine di procurarsi, nella vita, il massimo godimento della tranquillità col minimo sforzo di sacrificio.
Più che partecipare alla vita, vi ha assistito con la indifferenza morale che gli viene dalla miopia professionale: nella commedia umana egli ha recitato la parte, assai comoda, del personaggio che non dice niente.

I passeggeri di Caronte, Gherardo Gherardi.

Gherardo Gherardi (Granaglione, 2 luglio 1891 – Roma, 10 marzo 1949) è stato uno sceneggiatore e regista italiano.

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Oysters

Oysters” is a short story by Anton Chekhov published originally in the No. 486 (16 December), 1884 issue of Budilnik magazine, subtitled “A Sketch” and signed A. Chekhonte. It was included (without the subtitle) into Chekhov’s 1886 collection Motley Stories published in Saint Petersburg, and in a slightly revised version appeared in this book’s next 13 editions, in 1892–1899. It was also included into the Russian Writers’ Short Stories 1895 collection and later into the Volume 3 of The Collected Works by A.P. Chekhov’s first edition.
In an 18 January 1886 letter to Viktor Bilibin, discussing the stories he’d chosen for the Motley Stories collection, Chekhov wrote: “Hereby I attach one story that had missed the main bulk, you may add it to the others… In it for the first time I’ve taken upon myself the role of a ‘medicus’.”

Anton Pavlovich Chekhov (29 January 1860 – 15 July 1904) was a Russian playwright and short-story writer who is considered to be among the greatest writers of short fiction in history. His career as a playwright produced four classics, and his best short stories are held in high esteem by writers and critics. Along with Henrik Ibsen and August Strindberg, Chekhov is often referred to as one of the three seminal figures in the birth of early modernism in the theatre. Chekhov practiced as a medical doctor throughout most of his literary career: “Medicine is my lawful wife”, he once said, “and literature is my mistress.”

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Mogens e altre novelle

Era d’estate, all’ora del meriggio, in un angolo del bosco. Proprio lì davanti stava una vecchia quercia, del cui tronco si sarebbe veramente potuto dire che si contorceva di disperazione per la stridente mancanza d’armonia che c’era fra il suo tenue e fresco fogliame giallognolo e i suoi neri rami robusti e nodosi, simili ad antichi bizzarri arabeschi gotici disegnati da una rozza mano. Dietro la quercia s’infittiva una rigogliosa vegetazione di nocciuoli, le cui fronde, scure e opache erano così dense, che più non si discernevano rami né tronchi. Al di là di essa s’innalzavano due snelli aceri, con una festosa allegria di foglie dentellate e di rami rossi e di verdi bacche in grappoli ciondolanti. Poi veniva la foresta, un rotondo declivio uniforme, dove gli uccelli entravano ed uscivano a gara, come uno sciame di elfi da un tumulo erboso.
Tutto ciò si poteva vedere quando si usciva sul sentiero campestre, fuori del bosco. Chi invece giaceva nell’ombra della quercia, col dorso appoggiato contro il tronco, e guardava nella direzione opposta, ed uno c’era, il quale stava appunto così facendo, vedeva dapprima le proprie gambe, poi una piccola macchia d’erbacce grosse, ruvide e corte, poi una larga massa oscura di ortiche, la siepe di rosaspina con grandi bianchi convolvoli e il cancello d’ingresso, poi, al di là della siepe, un lembo di campo d’avena, e infine, su, in cima al colle, l’alto pennone innalzato dal Consigliere di giustizia per appendervi la bandiera, e, al disopra, il cielo.

Mogens e altre novelle

Jens Peter Jacobsen (Thisted, 7 aprile 1847 – Thisted, 30 aprile 1885) è stato uno scrittore danese.
Nel 1863 si trasferisce a Copenaghen e qui porta a termine i suoi studi di filosofia e di botanica entro il 1872. Formatosi alla scuola positivista e radicale di Georg Brandes, Jacobsen fu scienziato, botanico, traduttore e divulgatore di Darwin (nel 1872 e 1875), oltre che poeta e romanziere. Nel 1873 compie il primo viaggio all’estero, durante il quale contrae la tubercolosi. I successivi viaggi sono del 1877 e del 1878. Le sue mete preferite sono la Svizzera e l’Italia, dove è ambientata una parte del Niels Lyhne.
Autore dei Gurresange (i Gurrelieder musicati da Schönberg), scrisse romanzi, racconti e poesie, trasfigurando con il suo cromatismo impressionista la realtà esterna in illusione visiva.
Tra le sue opere principali si possono citare la raccolta di racconti Mogens og andre noveller (1882) e il romanzo Fru Marie Grubbe, influenzati dai lavori di Zola, Stendhal e Flaubert, oltreché il romanzo Niels Lyhne incentrato su tematiche spirituali.
Considerato uno dei massimi scrittori della letteratura danese, morì di tisi nel 1885.

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Il mantellaccio

«Chi non beve con me, peste lo colga!»
(Sem Benelli, La cena delle beffe, 1908)

Il mantellaccio è un poema drammatico in quattro atti.

Sem Benelli (Filettole, 10 agosto 1877 – Zoagli, 18 dicembre 1949) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo italiano, autore di testi per il teatro e di sceneggiature per il cinema. Fu anche autore di libretti d’opera. È stato spesso considerato dalla critica un D’Annunzio in minore (“ciabatta smessa del dannunzianesimo” lo definì addirittura in maniera un po’ ingenerosa Giovanni Papini), ma il suo talento letterario è stato rivalutato fino a considerarlo come una fra le maggiori espressioni della tragedia moderna.
Il drammaturgo pratese fu autore del testo teatrale La cena delle beffe, tragedia ambientata nella Firenze medicea di Lorenzo il Magnifico, che ebbe un successo clamoroso e tale comunque da consegnare il suo nome alla storia della letteratura. Da questa tragedia fu tratto nel 1941 dal regista Alessandro Blasetti l’omonimo celebre film con Amedeo Nazzari e Clara Calamai.
Dalla riduzione del testo a libretto, venne ricavata da Umberto Giordano l’opera omonima andata in scena in prima rappresentazione al Teatro alla Scala di Milano il 20 dicembre 1924. La sola bibliografia teatrale di Benelli comprende una trentina di titoli, sviluppati nell’arco di una quarantina di anni e articolati tanto su drammi sociali quanto su commedie di ambientazione di tipo borghese.

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