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Oltre la “solita” poesia

In occasione della presentazione di Spigolature di Salvatore Marruzzino, ho accennato agli archetipi junghiani per ciò che riguarda le connessioni inattese sapientemente scoperte da Salvatore, tra il pensiero di eminenti pensatori del passato e la cultura popolare. Siamo, dunque, in presenza di verità universali emergenti da una sorta di substrato che Jung denominava inconscio collettivo. Una ricaduta non triviale di tale invisibile legame, è una contaminazione di generi letterari. Più precisamente, Spigolature non è la solita raccolta di poesia (ormai inflazionata) o un saggio di filosofia: piuttosto, si tratta di una utile interfaccia che rende meno astratta la conoscenza.

Al termine del mio breve intervento, molte persone si sono complimentate in quanto sono riuscito a spiegare concetti ostici in maniera semplice. Tutto ciò è estremamente incoraggiante, e potrebbe essere il punto di partenza per incontri futuri, a patto di non parlare della “solita” narrativa, poesia, etc.

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“Spigolature” (di Salvatore Marruzzino)

Questa “fatica” letteraria di Salvatore Marruzzino, a prima vista appare come un insieme di “curiosità filologiche”. In realtà è un collage di addentellati ricchi di spunti e riflessioni profonde. Addentellati che probabilmente compongono “archetipi junghiani” ovvero verità universali che si manifestano in modalità diverse, in differenti culture.
La valenza intellettuale di tale lavoro è notevole, in quanto riflette la fisiologica evoluzione della conoscenza che vuole essere libera e non incanalata in strutture rigide e sequenziali. Detto in un altro modo, il flusso delle coscienze (e, quindi, della conoscenza) si svincola da punti di vista precostituiti preparati ad hoc, per incanalare il libero pensiero.

Marcello Colozzo

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Homo Saeviens

Hamburger ai quattro vitelli

L’insegna luminosa suonava come un invito a cena. Guardò attraverso l’ampia porta a vetri: non sembrava un ristorante, piuttosto somigliava a una tavola calda con annesso servizio di bar. Il locale era vuoto, quindi provò ad entrare non prima di aver racimolato qualche spicciolo nelle tasche dei pantaloni logori e nella segreta del pesante giubbone che lo riparava dal gelo nelle notti passate all’addiaccio. L’interno del locale era allestito sobriamente con un arredamento che richiamava l’era pre-carnivora. Lasciò andare la maniglia della porta che si chiuse da sé, emettendo un sinistro rantolio per poi oscillare come se fosse dotata di vita propria. Si accomodò pigramente a un tavolo. Subito dopo una cameriera emerse dall’oscurità.
«Cosa prende?» chiese sfoderando un accenno di sorriso. Indossava una divisa che si intonava alla perfezione con il color mogano delle pareti.
«Prima che mi risponda» riprese la cameriera con tono cortese «le consiglio la nostra speciale babilonia di carni, l’hamburger ai quattro vitelli»
«Mai sentita… Proviamola!» assentì il tipo con un marcato accento russo.
«Benissimo» approvò soddisfatta la cameriera annotando l’ordinazione su un minuscolo blocco note. «E cosa le porto da bere?»
«Vodka!»
La ragazza si ritirò nell’oscurità del locale. Quasi simultaneamente qualcuno bussò sull’uscio a vetri. La porta rantolò e un tale completamente rivestito di jeans fece il suo ingresso con passo deciso nel locale. Di bell’aspetto, dimostrava più o meno trentacinque anni.
«Ciao, Axel!» disse, sedendosi al tavolino. «Passavo casualmente da questa strada e…»
«Vieni dal porto, Lou?» tagliò corto l’altro.
«Sì»
«Che aria tira?»
«Domani arriverà un altro carico…»
«Cristo santo» mormorò Axel, dando un pugno sul tavolo. «Nemmeno una puttana ingorda…»
La conversazione venne interrotta dall’arrivo della cameriera che con naturale destrezza servì la cena.
«Mangi questa sbobba?» chiese incuriosito Lou.
«Ne farei volentieri a meno…»
Quando uscirono dal locale era notte fonda con una luna che tagliava il buio delle strade deserte.

continua

Marcello Colozzo

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