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Queen Victoria

Victoria (Alexandrina Victoria; 24 May 1819 – 22 January 1901) was Queen of the United Kingdom of Great Britain and Ireland from 20 June 1837 until her death. Parliament voted her the additional title of Empress of India in 1876. Known as the Victorian era, her reign of 63 years and seven months was longer than that of any of her predecessors. It was a period of industrial, political, scientific, and military change within the United Kingdom, and was marked by a great expansion of the British Empire.

Giles Lytton Strachey (1 March 1880 – 21 January 1932) was an English writer and critic.
A founding member of the Bloomsbury Group and author of Eminent Victorians, he is best known for establishing a new form of biography in which psychological insight and sympathy are combined with irreverence and wit. His biography Queen Victoria (1921) was awarded the James Tait Black Memorial Prize.

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Verso la Cuna del mondo – Lettere dall’India

«Non amo che le rose che non colsi»

(Guido Gozzano, Cocotte)

Quando tra il febbraio e l’aprile del 1912 Gozzano si recò in India tenne la cronaca del suo viaggio che espresse a volte in forma appassionata ed esterna, a volte in forma intima e sofferta. Nacquero le “Lettere dall’India”, che, composte tra il 1912 e il 1913, apparvero su “La Stampa” torinese del 1914 e vennero in seguito pubblicate in volume presso i Fratelli Treves, con prefazione di Borgese nel 1917. Con queste immagini di terre lontane nasceva la più alta prosa di Gozzano, pur rimanendo il suo mondo poetico, anche di fronte alle immagini suggestive di orizzonti sconosciuti e non abituali, sempre collocato all’interno dei propri determinati e sicuri confini. Gozzano, descrivendo la sua esperienza di viaggio, affronta anche il tema dell'”altro viaggio”, quello della morte.

Guido Gustavo Gozzano (Torino, 19 dicembre 1883 – Torino, 9 agosto 1916) è stato un poeta e scrittore italiano.
Il suo nome è spesso associato alla corrente letteraria post-decadente del crepuscolarismo. Nato da una famiglia benestante di Agliè, inizialmente si dedicò alla poesia nell’emulazione di Gabriele D’Annunzio e del suo mito del dandy. Successivamente, la scoperta delle liriche di Giovanni Pascoli lo avvicinò alla cerchia di poeti intimisti che, poi, sarebbero stati denominati “crepuscolari”, accomunati dall’attenzione per “le buone cose di pessimo gusto”, con qualche accenno estetizzante, il “ciarpame reietto, così caro alla mia Musa”, come le definì ironicamente lui stesso. Morì a soli 32 anni, a causa del cosiddetto mal sottile, termine caduto in disuso che stava ad indicare la tubercolosi polmonare che lo affliggeva. Alla tubercolosi, che lo afflisse fin dal 1904, è collegato un viaggio in India nel 1912, intrapreso con la speranza di trovare nel clima di quel Paese un sollievo alla sua malattia. Durante il suo soggiorno in India scrisse una serie di articoli, raccolti nel volume postumo Verso la cuna del mondo (1917). Più importanti le sue raccolte in versi: La via del rifugio (1907) e I colloqui (1911). Il mondo da lui descritto è quello provinciale, piccolo-borghese, visto con amore, ma allo stesso tempo con un certo distacco ironico.

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Il Giorno delle Mésules – I diari di un alpinista antifascista

Il Giorno delle Mésules – I diari di un alpinista antifascista è un’opera che offre un eccezionale punto di vista sui gruppi partigiani e sulla storia della Resistenza.

Ettore Castiglioni (Ruffré, 28 agosto 1908 – Valmalenco, 12 marzo 1944) è stato un alpinista e partigiano italiano.
Nasce a Ruffré in Val di Non nel 1908 da una ricca famiglia milanese. Riconosciuto giusto tra le nazioni.
Laureato in giurisprudenza, amante della musica, dell’arte e delle montagne, diviene uno dei più forti alpinisti del periodo tra le due Guerre. A soli 15 anni d’età scala per la prima volta sulle Dolomiti e la sua passione per le scalate lo porta ad aprire più di 200 nuove vie nell’intero arco alpino. Portatore di un ideale alpinistico vòlto non tanto alla ricerca della difficoltà pura, quanto all’esplorazione dei gruppi montuosi quale studioso estremamente pignolo e scrittore di guide di valore riconosciuto, e ricercatore dell’ascensione alpinistica intesa come momento estetico, aprì numerosissime vie anche di difficoltà non elevate, con diversi compagni .
Le imprese vere e proprie le effettua però assieme a compagni fidati. Il primo è Celso Gilberti, con cui sale lo spigolo Ovest della Presolana nell’ottobre del 1930 (assieme a Vitale Bramani) e la difficile via sulla parete nord-ovest della cima Busazza nell’agosto del 1931. Nel 1933 trova un compagno ideale in Bruno Detassis, con il quale compie molte salite importanti. Nell’estate del 1933 i due aprono molte vie nelle Dolomiti di Brenta, come la nord del Dos di Dalun e la diretta della neo-battezzata Torre Gilberti.
Nel 1937 partecipa ad una spedizione alpinistica in Patagonia guidata da Aldo Bonacossa e nello stesso anno conquista la parete nord-ovest del Pizzo Badile in cordata con Vitale Bramani (con cui ha già salito e salirà diverse vie, come la sud della Cima Brenta Occidentale.
Scrive per il CAI/TCI parecchie guide alpinistiche ed escursionistiche: Pale di San Martino; Gruppo dei Feruc; Alpi Feltrine; Odle, Sella, Marmolada; Dolomiti di Brenta; Alpi Carniche.
È considerato uno tra i migliori alpinisti italiani, nel 1936 fu decorato della medaglia d’oro al merito alpinistico.

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Plinio il giovane

Gaio Plinio Cecilio Secondo, nato Gaio Cecilio (Novum Comum, 61 – Bitinia o forse Roma, 114 circa), è stato un avvocato, scrittore e magistrato romano, conosciuto come Plinio il Giovane, per distinguerlo dallo zio materno Plinio il Vecchio: lo zio lo adottò dopo la morte del padre, gli diede il proprio nome e si occupò della sua educazione.
Autore di varie opere, della sua produzione ci sono pervenuti il Panegirico di Traiano (Traianii laudatio) e un epistolario in X libri (Epistularum libri X). La prima opera è un discorso di ringraziamento (gratiarum actio) in XCV paragrafi, scritto dopo la sua elezione a console, con cui celebra l’optimus princeps Traiano tracciandone un ritratto di uomo ideale e di sovrano perfetto. La seconda opera, invece, è una raccolta di 371 lettere in X libri, di cui IX sono costituiti da 247 lettere inviate a vari amici, mentre il X contiene la corrispondenza imperiale con Traiano (72 lettere + 50 lettere di risposta), prevalentemente quella tenuta durante il governo di Bitinia e Ponto; l’opera ha un grande valore in quanto è uno dei pochi documenti sopravvissuti che riguardano la relazione tra l’ufficio imperiale e i governatori provinciali. In particolare, la lettera 96 è l’unico documento ufficiale pervenutoci del comportamento delle autorità romane nei confronti dei cristiani.
Plinio fu anche amico dello storico Publio Cornelio Tacito e del biografo Gaio Svetonio Tranquillo, in particolare a quest’ultimo diede la sua protezione per entrare nella corte di Traiano.

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A cura di Antonio Ferraiuolo.

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