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Fragmenta

La raccolta poetica “Fragmenta” di Roberto Parisi ci presenta un autore molto raffinato con versi, ritmi e strofe che srotolano al lettore una tela poetica fervida di simboli, assonanze ed immaginazione.

Roberto Parisi, nato nel 2020 in provincia di Napoli, è uno studente di medicina presso l’Università di Salerno. Appassionato di arte, musica e letteratura, passa buona parte del suo tempo libero a scrivere qualche verso di poesia o a comporre qualche melodia al pianoforte, tra un libro da divorare e un articolo di ricerca da studiare per gli esami.

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L’Itaca ritrovata – Pensieri di parole semplici

L’Eden perduto di Eva con il suo Adamo, a cui ci rimandano, continuamente, i pensieri di parole semplici di Paola, è immagine di una patria ancestrale a cui aneliamo sin da bambini. Impariamo a parlare per dare voce a quella profonda tensione che anima il nostro sentire: consegnarci ad un altro, all’altro da noi, rispetto al quale vogliamo riconoscerci, ogni giorno, come un nuovo “io”, in un dialogo cercato o improvviso, dove la parola ci rende nudi! Sì, sia essa vera, corrispondente al nostro intimo, sia essa bugiarda, sempre il nostro dirci parla di noi e del nostro viaggio nell’esistere, suggerendo rotte da intraprendere e porti da conoscere. La parola è la vera casa dell’uomo! I silenzi, sono oasi di ristoro in cui fermarci, per alimentarci e dissetarci, prima di riprendere il cammino. O i cammini! Di quante strade potremmo raccontare? Quante rotte ha rincorso il nostro cuore, fidandosi, talune volte, altre ignorandolo, il GPS del nostro cuore?

Scorrendo l’Itaca ritrovata navighiamo e voliamo e atterriamo e ci perdiamo e desideriamo ristoro e ripartenze, insieme con Paola. Il suo verso: «non c è dolore nel dolore, ma solo ferite» scava un solco ben preciso tra le righe sparse dei suoi versi, sovrapponendo, anzi, intrecciando, nella fluidità dell’acqua, la vita con l’amore. «Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze», recita una poesia dell’inquieto Konstantinos Kavafis, a cui mi ha riportato il testo di Paola: «Sempre devi avere in mente Itaca – raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull’isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca». Il ritorno ad Itaca suppone una partenza avvenuta. Siamo stati gettati alla vita e chiamati ad un viaggio, più o meno breve, tra le onde di un mare esistenziale non sempre facile da solcare, ma se «custodisco sogni non ancora svaniti nella conchiglia del mio piccolo cuore», scrive Paola, «sarò acqua per i deserti miei». Mai sazia del tutto. Mai dissetata del tutto.

«Come le stelle cadenti
ci sono persone che
passano nelle nostre vite
l’attraversano in un lampo
e la cambiano per sempre».

La memoria di tali passaggi di incontri amati è atto sacro. La soglia della perdita può aprirci, però, su lidi ancora sconosciuti, dove il familiare suono del mare ci riporterà sempre e di nuovo, in ogni caso, nonostante la perdita del sentiero intrapreso, nell’intimità del cuore. Ritrovata o meno, sia Itaca il nostro orizzonte aperto.

Prefazione di Enrichetta Cesarale.

Foto di copertina: olio su tela di Antonio Tagliamonte, 2001.

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Tutte le poesie

Tra il 1887 e il 1950 Trilussa ha pubblicato le sue poesie inizialmente sui giornali per poi raccoglierle in un secondo momento in volumi. Questo gli permetteva di cogliere immediatamente i giudizi dei lettori, oltre a mostrargli la resa artistica dei suoi componimenti ad una prima stesura. Solo successivamente avveniva un lavoro di selezione e di perfezionamento delle sue poesie, scartando quelle meno attuali, adoperando interventi stilistici, metrici e linguistici. Questa seconda fase rendeva le raccolte del poeta romano non una semplice collezione e riproposizione di poesie disseminate sulle pagine dei quotidiani, ma veri e propri libri di poesie, perfezionati e, all’occorrenza, rinnovati in relazione al contesto sociale.

Trilussa, pseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri (Roma, 26 ottobre 1871 – Roma, 21 dicembre 1950), è stato un poeta, scrittore e giornalista italiano, particolarmente noto per le sue composizioni in dialetto romanesco.

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Il lampionaio delle stelle

Un giorno giunse in città uno strano tipo, era un lampionaio, ma nessuno sapeva da dove venisse e perché fosse là.
Era lì, in fondo al viale, lì dove le voci del giorno si sperdono tra le ombre della sera e nasce il tramonto.
Nessuno l’aveva mai visto ma tutti parlavano di lui. A dire il vero mentre parlo di lui, non so se sia mai esistito, se lo abbia immaginato io o se sia uscito dalla fantasia di qualcuno come una leggenda: non so. Ma di certo so solo una cosa: Non esiste notte senza stelle… Loro sono lì, nel buio del cielo, anche oltre le nubi, a brillare sul cammino degli innamorati, a tracciare la rotta del marinaio, ad illuminare il sentiero dei sogni e dei ricordi… E più in là, c’è un lampionaio che le accende.

Cosmo Pasciuto nasce a Formia il 28 marzo 1972. Sin da giovane esprime la propria passione per la Letteratura, la Filosofia e le Lingue. Laureatosi in Lettere all’Università “La Sapienza” di Roma nel 1996, ha da allora perfezionato le proprie discipline oggetto di insegnamento, quindi ha anche curato l’interesse per la lingua e la cultura francese, interessandosi anche allo studio dell’esperanto. E’ insegnante di Italiano e Latino. Per Passerino Editore ha già pubblicato ” E nessuno risponde” – 2019, (dodici racconti congiunti tra loro dalla filigrana delle umane attese e delle risposte generalmente mancate);  “Il funambolo della sera” – 2020, (un libello prosimetrico ad impianto filosofico, per il quale è risultato tra i finalisti della sezione opere inedite, per la XXXV edizione del “Premio nazionale di Poesia Libero de Libero” 2019); “Il sipario della luna” – 2020 (racconto ambientato nell’antica Roma, in cui lo scrittore immagina l’incontro tra il poeta latino Ovidio e la giovane Fabia nello scenario della Suburra, tra l’Argileto ed il Tempio di Giano); “L’Acchiappanuvole” 2020 (romanzo storico-psicologico).

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