Gaeta magica

Gaeta è una città “magica” ?
La risposta affermativa a questa domanda è già contenuta nel nome stesso.
Le sue origini, infatti, sono avvolte nella leggenda. Secondo la tradizione classica, raccolta da Virgilio, la città trasse il suo nome da Cajeta, la nutrice di Enea morta su queste rive durante il viaggio che da Cuma doveva portare l’eroe troiano ai lidi del Lazio.
Lo storico greco Diodoro Siculo collega invece questa terra al mito degli Argonauti, facendo derivare il nome della città dal mitico re Aietes (o Eeta), fratello della maga Circe e padre di Medea, anch’essa celebre per le sue arti magiche.
Ritrovamenti archeologici hanno dimostrato che a Gaeta erano particolarmente venerate le divinità ctonie di Cibele e Serapide ed erano celebrati i culti misterici del dio Mitra.
La tradizione “magica” della città è quindi antica: in epoca precristiana, era stata sede dei culti di queste divinità, Cibele in particolare, alla quale si ricollegano i miti della fertilità e della Madre Terra.
I riti orgiastici, collegati a tale venerazione, hanno lasciato nelle popolazioni locali una memoria inconscia di fatti e personaggi mitico – fantastici. Essi presentavano gesti e forme che, violando talvolta i tabù convenzionali, non solo esprimevano sentimenti profondi di libertà e di spontaneità, ma celebravano addirittura la vittoria ed il superamento del rigido protocollo culturale dentro il quale la vita umana era rinchiusa.
Dopotutto, anche il cristianesimo, in un secondo tempo, «condannò sempre la magia, ma sempre vi credè: non scomunicò già gli stregoni come dei pazzi suggestionati, ma come uomini che fossero realmente in relazione coi demoni» (Voltaire) .
Il mantenimento e lo studio di usi, costumi, riti, credenze che talvolta risalgono indietro di parecchi secoli, se non addirittura di millenni, (i “Rottami di antichità”del Vico) assumono quindi grande importanza in quanto rappresentano l’odierno perdurare di originarie forme di vita e di cultura, dimostrazioni di un passato assai remoto dal valore e dal significato sicuramente notevoli.
Il famoso antropologo Giuseppe Pitrè scrisse: «… racconti e leggende, …. usi e costumi, riti e cerimonie, pratiche, credenze, superstizioni, ubbie, tutto un mondo palese ed occulto di realtà e di immaginazione, si muove e si agita, sorride, geme a chi sa accostarvisi e comprenderlo ».
Con questo suo attento lavoro, Betta Zavoli riscopre queste antiche segrete memorie. Ci accompagna in un viaggio fantastico, quasi irreale, portando il lettore nelle storie e nei luoghi dove, da secoli, la vita dei nostri padri si intreccia con l’arcano, dove ogni angolo di Gaeta racconta leggende e storie di vita a chi sa interpretarne il significato. Vicende che hanno lasciato una traccia, spesso avvolta in un affascinante alone di mistero e magia.
Dalla lettura di queste pagine emerge soprattutto un vigoroso quadro della “sapienza antica”, la dottrina comunemente definita in termini moderni “esoterismo”, dalla quale, in ogni età, le precedenti generazioni hanno attinto le informazioni e la forza per superare le difficoltà, ed anche lo squallore, del vivere quotidiano.
Allora, tutto ciò non può che confermare la risposta affermativa al quesito iniziale: Gaeta è una città magica !

Carlo Di Nitto

Benedetta Zinicola (spesso scrive con lo pseudonimo Betta Zavoli) è una studiosa di antropologia culturale e culture locali. Ha fatto parte per anni di diverse associazioni e collabora con diverse testate culturali che si occupano di miti e misteri.

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