La libertà di stampa

«La libertà di stampa è tutto: è inutile parlare di libertà di coscienza, di libertà di riunione, di guarantigie costituzionali, di istituzioni parlamentari, di indipendenza della magistratura, di purezza dell’amministrazione pubblica se non si mette a base di tutto ciò la libertà di stampa, cioè la libertà di pensare, di scrivere, di controllare, di criticare, di correggere, di consigliare e occorrendo di denunciare. Se il pubblico italiano non fosse stato politicamente quello che è, lo dovremmo vedere scendere nelle piazze a protestare insieme coi giornalisti e più dei giornalisti, contro questi attentati alla libertà di stampa»

(La libertà di stampa, II edizione, 1943)

Mario Borsa (Regina Fittarezza, 23 marzo 1870 – Milano, 6 ottobre 1952) è stato un giornalista italiano, redattore capo con funzioni direttoriali del Secolo dal 1911 al 1918; direttore del Corriere della Sera tra il 1945 e il 1946. Nel 1922 Borsa festeggiò i 25 anni di lavoro al Secolo. Quell’anno Benito Mussolini prese il potere. All’ascesa del fascismo, Borsa si schierò immediatamente contro il movimento. Ma nel luglio 1923 il suo quotidiano venne fascistizzato, con l’insediamento di un nuovo direttore vicino al regime. Borsa lasciò immediatamente Il Secolo. Continuò ad essere presente nel mondo giornalistico italiano come membro dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti. Redasse l’ordine del giorno del Congresso Nazionale dell’associazione nel 1924. Firmò il «Manifesto degli intellettuali antifascisti», pubblicato il 1º maggio 1925 sul quotidiano romano Il Mondo.

Nel 1925 Borsa venne chiamato da Luigi Albertini al Corriere della Sera, uno dei pochi quotidiani ancora indipendenti. Scrisse editoriali di politica estera, ma nel novembre dello stesso anno Albertini fu estromesso ed anche il grande quotidiano milanese venne “normalizzato”.

Borsa fu cancellato dagli organi professionali, insieme ad altri centoventi colleghi. Escluso dai giornali, scrisse il saggio Libertà di stampa (1925), un’opera in cui espose la sua concezione di libertà di stampa e di libertà di manifestazione del pensiero. Dal 1927 ogni suo movimento venne controllato dalla polizia politica (OVRA).

Per anni non fu trovata una prova contro di lui. Solo nel 1935 venne arrestato per la prima volta, con l’accusa di disfattismo. Condotto in carcere il 12 gennaio, vi rimase un solo giorno. L’intervento dell’ambasciata inglese consentì la sua immediata scarcerazione nell’indomani. Dal novembre 1936 però non gli fu più consentito di recarsi all’estero.

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