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Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante

 

Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante è un saggio di non facile lettura scritto dal fisico Douglas Hofdstater. (Per maggiori dettagli sul contenuto del libro rimandiamo alla voce di Wikipedia). In questo breve articolo, vogliamo focalizzare la nostra attenzione su un tema affrontato nel saggio: il rudizionismo e l’olismo.

Il primo termine si riferisce a un paradigma all’interno del quale si cerca di comprendere il comportamento di un sistema dinamico (fisico, economico, sociale, altro) a partire dai suoi costituenti elementari. Tale paradigma è manifestamente dominante nelle scienze fisiche, con le dovute eccezioni. Ad esempio, in termodinamica la nozione di temperatura non è riducibile a “comportamenti elementari”, giacchè si tratta di una grandezza di natura statistica, che “emerge” da un comportamento collettivo di un numero straordinariamente grande di “micro-oggetti”. La generalizzazione di questa non-riducibilità è implementata dal paradigma olistico, ed è rappresentata dai cosiddetti epifenomeni ovvero “sottoprodotti” di fenomeni più fondamentali.

La domanda che Hofstadter si pone è: “la coscienza è un epifenomeno?” (quindi un sottoprodotto dell’attività di miliardi di neuroni). L’autore si sbizzarrisce su tale ipotesi, invocando il teorema di incompletezza di Gödel. Alla fin fine, Hofstadter sembra aderire al paradigma riduzionistico. E ciò non deve sorprendere, poiché egli è un sostenitore della cosiddetta Ipotesi forte dell’Intelligenza Artificiale, secondo cui la coscienza altro non è che l’esecuzione di un algoritmo, sia pur complicato. Al contrario, per Roger Penrose la coscienza non è riducibile all’esecuzione di un algoritmo. Per Penrose, quello della coscienza è attualmente un problema aperto ed è compito della fisica (oltre che delle neuroscienze) fornire un modello adeguato che sia in grado di spiegarla, anche in relazione al famoso paradosso della misura< in fisica quantistica. 

Marcello Colozzo

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