Georges Braque (Argenteuil, 1881 – Parigi, 1963) è stato un pittore, scultore e incisore francese. Trascorse la prima giovinezza a Le Havre, dove frequentò l’École des Beaux-Arts e, in seguito, lo studio di Roney, pittore decoratore. Nell’inverno del 1900 si trasferì a Parigi e seguì i corsi serali della Scuola municipale di Batignolles. Più tardi frequentò l’Académie Humbert, dove conobbe Marie Laurencin e Picabia.
A quell’epoca risalgono le frequenti visite ai musei, dove studiò la scultura egizia e greca arcaica, le pitture di Poussin, Corot, Cézanne, Van Gogh e Seurat. Nel 1905 aderì al movimento dei Fauves e strinse amicizia con Dufy e Friesz. La grande mostra commemorativa di Cézanne del 1907 suscitò in lui un fermento d’inquietudine che lo spinse verso la ricerca cubista.
Nel frattempo divenne amico di Apollinaire e Picasso e, nell’estate successiva, dipinse il Nudo, oggi a Parigi, nella collezione Cuttoli, che può considerarsi una prima tappa nella sua evoluzione verso il cubismo. Intorno al 1910, con Picasso e Léger, diede vita al cosiddetto “cubismo analitico”.
Per alcuni anni il cammino di Braque e Picasso, divenuti grandi amici, procedette parallelamente, al punto da rendere difficile, a prima vista, la distinzione delle opere dell’uno da quelle dell’altro. Col trascorrere del tempo, pur non rinnegando il proprio operato e proseguendo nelle sue ricerche, Braque si avviò però lungo una strada personale, umanizzando l’iniziale rigore fino a raggiungere una poetica originale.
La sua evoluzione può essere suddivisa in alcune fasi: nel 1911, la fase ermetica; tra il 1912 e il 1918, i papiers collés e il cubismo sintetico; nel 1920, la prima scultura, una figura di donna in gesso, e il quadro Le Guéridon. Dal 1928 iniziò un nuovo stile, teso a una continua scoperta e destinato a sfociare in un mondo poetico di intimità calme e silenziose: un mondo di armoniosi colori attutiti, che non ha bisogno di violente distruzioni formali, ma in cui la realtà è trasformata in stilizzazioni di equilibrata e tecnicamente perfetta resa artistica.
Nel 1937 Braque vinse il primo premio internazionale del Carnegie Institute di Pittsburgh. Nell’estate del 1940, rifugiatosi in campagna e privo dei suoi colori, scolpì la pietra e modellò il gesso, raggiungendo la severa grandiosità degli scultori della Grecia arcaica.
Alla XXIV Biennale di Venezia gli fu assegnato il primo premio per la pittura e, nello stesso anno, il 1948, una grande retrospettiva venne allestita a Cleveland e al Museum of Modern Art di New York. Nel 1952 decorò il soffitto della Galleria degli Etruschi al Louvre e nel 1955 ultimò Aiace, conservato a Chicago nella collezione Marx, considerato il suo maggiore dipinto del dopoguerra.
Non si può tacere la sua significativa attività di scenografo per i balletti di Diaghilev — Les Fâcheux di Auric, 1923; Salade, 1924; Zéphire et Flore, 1925 —, di litografo e di illustratore di libri.
Le sue opere sono conservate nei maggiori musei d’arte moderna e in importanti collezioni private di tutto il mondo. Il Museo d’Arte Moderna di Parigi possiede, fra l’altro, La caraffa (1941), i famosi Pesci neri (1942) e Il macinino (1943). Il Museum of Modern Art di New York conserva La donna col mandolino (1937); il Museo Guggenheim di New York, Piano e liuto (1910) e Violino e tavolozza (1910).
Di altissima qualità sono i Braque della collezione G. David Thompson di Pittsburgh: Paesaggio a La Ciotat (1907), del periodo fauve; Donna con mandolino (1910); Natura morta con fruttiera (1919); Natura morta con vaso, cavalletto e tavolozza (1938), e altri ancora.
La grandezza di Braque, il quale fin dal 1917 proclamava che lo scopo della pittura non è ricostruire un fatto aneddotico, ma costruire un fatto pittorico, è tale da non poter essere racchiusa sotto un’unica etichetta. Braque è uno di quegli artisti la cui presenza illumina un intero periodo della storia dell’arte. Qualcuno lo ha definito il “poeta del cubismo”; Apollinaire lo chiamò “un pittore angelico”.
Nel dicembre del 1961 gli fu dedicata una sala al Louvre: era la prima volta che un pittore ancora vivente esponeva nel celebre museo.
