Gli anarchici nel movimento sociale in Italia

Compagni anarchici; alieni da quello spirito partigiano che le azioni proprie e dei correligionari decanta come superiori ad ogni critica od appunto, rivolgiamoci con tutta schiettezza una domanda: Nel presente affannarsi di uomini e di partiti per influire sul movimento proletario allo scopo di spingerlo verso le vette dell’umana emancipazione dalla schiavitù capitalistica in cui si compendiano tutte le altre, siamo noi all’altezza del compito che c’incombe?
Per parte mia, con altrettanta schiettezza non esito a rispondere: No.
È pessimismo? È spirito di contraddizione? Non lo so. Io vedo che noi, quantunque in una direttiva esatta nelle sue linee generali, in essa non operiamo con la dovuta alacrità.
Consentitemene la prova.
Ogni partito, per la stessa sua composizione e nell’interesse del proprio programma, è portato a praticare un metodo d’azione rispondente ai postulati della dottrina che mira ad applicare. È questo metodo d’azione che si chiama “la tattica.”
Un metodo che contraddicesse al programma, renderebbe nulla la propaganda fatta nel suo seno; il partito, se anche continuasse a sussistere, non conserverebbe che il nome: l’essenza della sua dottrina sarebbe svaporata.

Domenico Zavattero (San Remo, 29 luglio 1875 – Ravenna, 3 aprile 1947) è stato un anarchico italiano. Di professione terrazziere, commesso, pubblicista ed impiegato, è stato un instancabile propagandatore dell’idea anarchica.

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