Nella Venezia dell’Ottocento, tra le calli silenziose, le chiese maestose e le melodie che risuonano lungo i canali, si intrecciano passioni, ambizioni e destini imprevedibili.
Al centro della vicenda si muove un piccolo mondo di musicisti, dominato da antiche tradizioni e da profonde contraddizioni umane. Il vecchio maestro Annibale Chisiola, la giovane e devota Nene, l’ambiguo tenore Mirate e Luigi Zen, tenace difensore dell’antica arte del setticlavio, danno vita a una storia in cui la musica si mescola all’amore, alla gelosia e alle debolezze dell’animo umano. Con Il maestro di setticlavio, pubblicato nel 1891, Camillo Boito offre un affascinante ritratto della Venezia ottocentesca, alternando ironia e malinconia, leggerezza e tragedia. Attraverso una prosa raffinata e una straordinaria sensibilità psicologica, l’autore racconta un mondo sospeso tra il fascino del passato e l’inesorabile avanzare della modernità.
Camillo Boito (Roma, 30 ottobre 1836 – Milano, 28 giugno 1914) fu uno scrittore, architetto, critico d’arte e teorico del restauro italiano, tra le personalità più significative della cultura ottocentesca. Fratello del poeta e compositore Arrigo Boito, studiò a Venezia e insegnò per quasi cinquant’anni all’Accademia di Brera di Milano. Fu uno dei protagonisti del rinnovamento dell’architettura italiana e contribuì allo sviluppo delle moderne teorie sulla conservazione dei monumenti. Come narratore si avvicinò alla Scapigliatura, distinguendosi per l’attenzione alla psicologia dei personaggi, alle passioni tormentate e alle contraddizioni della società. Tra le sue opere letterarie più importanti figurano Storielle vane (1876), Senso. Nuove storielle vane (1883) e Il maestro di setticlavio (1891).
Il suo racconto più celebre, Senso, ispirò l’omonimo film di Luchino Visconti del 1954. La sua produzione letteraria, sebbene relativamente limitata, occupa un posto originale nella narrativa italiana della seconda metà dell’Ottocento.
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