All’inizio del Novecento, nel cuore del dibattito filosofico italiano, si consuma un confronto tanto rigoroso quanto appassionato: quello tra la matematica e la filosofia dello spirito.
In questo contesto si inserisce l’intervento di Giovanni VaccaIn difesa della matematica, che prende posizione nel dialogo con Benedetto Croce, autore dei Lineamenti di una logica come scienza del concetto puro. Questa disputa, pubblicata nel 1905 sulle pagine della rivista Leonardo, non rappresenta soltanto un episodio erudito, ma un momento cruciale nella definizione dei rapporti tra pensiero scientifico e filosofia: può la matematica essere ridotta a semplice strumento, o è invece una forma autonoma e fondamentale di conoscenza?

Giovanni Vacca (1872–1953) fu un matematico, storico della scienza e sinologo italiano, figura originale nel panorama culturale tra Otto e Novecento. Nato a Genova da una famiglia di rilievo politico e sociale, si laureò in matematica distinguendosi fin da giovane per l’interesse verso la mineralogia e la ricerca scientifica. Vicino alle idee socialiste e collaboratore di Filippo Turati, partecipò alla fondazione del Partito dei Lavoratori Italiani, pagando il suo impegno politico con il confino. L’incontro con Giuseppe Peano fu decisivo: entrò nella sua scuola collaborando al celebre Formulario di Matematica, dove si occupò soprattutto degli aspetti storici e biografici. Studioso appassionato della storia del pensiero matematico, Vacca si dedicò anche alla sinologia, campo in cui raggiunse notevole prestigio dopo un lungo viaggio in Cina (1907–1908), da cui nacquero numerosi studi. Fu professore universitario a Roma e Firenze e promotore, nel 1933, dell’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente. Autore di ricerche su Leibniz, sul sistema binario e sulla storia della matematica, mantenne sempre una visione filosofica di impronta platonica. Morì a Roma nel 1953, lasciando un’eredità intellettuale che unisce matematica, storia e cultura orientale.

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