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Poesia

Infinito d’amore che ha nome

Il viaggio dello scrittore ha dei toni teneri e dolci da nonno e nostalgici da padre che guarda sua figlia e suo figlio negli occhi, ma dall’altra parte apre le frontiere di un intero mediterraneo, dove i sogni diventano profezie e le profezie diventano verità e restano vissuto. Questi versi danno voce al silenzio, il silenzio dei bambini. La poesia di Pierfranco Bruni accoglie le culture in un girotondo, nell’innocenza dell’infanzia, ma in esso proietta anche il futuro. In questi sguardi innocenti si leggono le culture dei vari popoli in viaggio che si mescolano e formano la cultura dell’indomani. È in queste contaminazioni di sguardi che si legge il destino di un intero Mediterraneo e oltre. Questi versi sono un invito ad accogliere gli sguardi che saranno il futuro, le profezie che si compiranno, il viaggio che da sempre caratterizza l’umanità e tutta la produzione letteraria di Bruni.
Il ritmo che caratterizza il verso richiama a Rodari e anche a Piumini, ma va ben oltre nella ninna nanna dei sogni e speranze future di interi popoli. La barca, il mare, i porti sono le metafore che arricchiscono il viaggio di Bruni in una poesia che canta in libertà, sotto le note dell’Oriente e dell’Occidente, dove le memorie dell’infanzia dello scrittore scavalcano “i muri del suo giardino con la palma” e si uniscono a questo scenario in una profonda riflessione.

Admira Brahja
Università di Scutari “Luigj Gurakuqi” e Sezione bilingue “Ismail Qemali”

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’Estero, è presidente del Centro Studi “Grisi”.
Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali “Via Carmelitani”, “Viaggioisola”, “Per non amarti più”, “Fuoco di lune”, “Canto di Requiem”), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati “L’ultima notte di un magistrato”, “Paese del vento”, “L’ultima primavera”, “E dopo vennero i sogni”, “Quando fioriscono i rovi”). Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro. Numerosi sono i suoi testi sulla letteratura italiana ed europea del Novecento.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e si considera profondamente mediterraneo. Ha scritto, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra lingua.

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