Odissea di Christopher Nolan, titolo originale The Odyssey, è un’imponente rilettura cinematografica del poema di Omero. Uscito nelle sale italiane il 16 luglio 2026 e negli Stati Uniti il giorno successivo, il film ha una durata di due ore e cinquantatré minuti ed è stato realizzato con un budget di circa 250 milioni di dollari. Prodotto da Universal Pictures e Syncopy e distribuito dalla Universal, è stato concepito fin dall’inizio non come un semplice blockbuster estivo, ma come un grande evento cinematografico destinato soprattutto alla visione in sala.
Il film conserva l’asse narrativo fondamentale del poema omerico: dopo la distruzione di Troia, Odisseo tenta di tornare nella propria isola, Itaca, dove lo attendono la moglie Penelope e il figlio Telemaco. Durante il viaggio deve affrontare Polifemo, Circe, Calipso, le Sirene e numerosi altri pericoli. Nolan, tuttavia, non si limita a illustrare le avventure raccontate da Omero. Utilizza il mito antico per sviluppare alcuni dei temi che attraversano da sempre il suo cinema: il tempo, la memoria, il senso di colpa, il rapporto tra padre e figlio, il prezzo del genio strategico e il progressivo disfacimento dell’ordine civile.
Il risultato è quindi meno una trasposizione letterale dell’Odissea e più una riscrittura profondamente nolaniana. Il centro del racconto non è soltanto il nostos, cioè il desiderio di ritornare a casa, ma la condizione psicologica e morale di un uomo reduce da una guerra devastante. Odisseo non viene presentato esclusivamente come l’eroe astuto capace di superare ogni ostacolo, ma come il vincitore tormentato dalle proprie responsabilità. Il ritorno a Itaca diventa così un viaggio attraverso il trauma, la colpa e la memoria.
La guerra di Troia come peccato originario
Uno dei cambiamenti più significativi rispetto al poema riguarda il peso attribuito alla guerra di Troia. Nell’opera di Omero, il conflitto è già terminato quando comincia la narrazione e il cavallo di Troia viene soltanto ricordato. Nel film di Nolan, invece, l’inganno del cavallo assume un’importanza decisiva. Diventa una scena centrale e quasi il peccato originario da cui derivano la rovina di Troia, il trauma di Odisseo e il crollo morale del mondo mediterraneo.
Il protagonista ha vinto grazie alla propria intelligenza, ma quella vittoria ha prodotto distruzione, massacri e una crisi profonda della civiltà. Nolan torna quindi su un problema già affrontato in Oppenheimer: la responsabilità morale dell’uomo brillante che mette il proprio ingegno al servizio di una potenza distruttiva. Come lo scienziato che contribuisce alla costruzione della bomba atomica, anche Odisseo è costretto a interrogarsi sul prezzo della propria invenzione.
Il film interpreta inoltre il cavallo di Troia come una violazione della xenia, la legge sacra dell’ospitalità. Nel mondo omerico, l’accoglienza dello straniero non rappresenta una semplice forma di cortesia, ma una norma fondamentale che regola le relazioni tra gli uomini e che viene protetta dagli dèi. La guerra di Troia nasce già da una violazione dell’ospitalità, quando Paride sottrae Elena a Menelao. I Greci rispondono però con un inganno ancora più radicale, trasformando un’offerta apparentemente pacifica in uno strumento di distruzione.
Da quel momento, l’intero mondo sembra precipitare nella diffidenza. Gli ospiti possono diventare nemici, le case possono essere profanate e il mare viene attraversato da popoli senza legge. Anche i Proci, che occupano il palazzo di Itaca e consumano le ricchezze di Odisseo, sono innanzitutto cattivi ospiti. Abusano dell’accoglienza di Penelope e trasformano la casa del protagonista in uno spazio di sopraffazione.
La presenza dei cosiddetti Popoli del Mare, introdotti nel film come predoni che minacciano le comunità del Mediterraneo, collega inoltre il mito alla storia materiale della fine dell’età del bronzo. Nolan trasforma così l’Odissea in una riflessione sul collasso di una civiltà. Il viaggio di Odisseo non si svolge più soltanto in un mondo favoloso popolato da mostri e divinità, ma in un’epoca di passaggio, nella quale le antiche leggi stanno perdendo la propria forza e un’intera società sembra avviarsi verso l’oscurità.
Il tempo, la memoria e il racconto di sé
La struttura del film è complessa, ma non risulta completamente estranea all’opera di Omero. L’Odissea è già un poema costruito attraverso racconti incastonati, ricordi, menzogne, riconoscimenti ritardati e continui cambiamenti di prospettiva. Per buona parte dell’opera, Odisseo racconta in prima persona le proprie avventure e costruisce la propria identità attraverso le parole.
Nolan trova in questa struttura un materiale particolarmente vicino alla propria sensibilità. Il tempo non procede sempre in modo lineare, perché il presente del viaggio viene continuamente attraversato dai ricordi della guerra. Il montaggio di Jennifer Lame alterna la progressione verso Itaca alle immagini di Troia, trasformando la memoria del protagonista in una sorta di secondo viaggio. La guerra non è semplicemente alle sue spalle: continua a riemergere, modificando il significato delle sue azioni e delle sue scelte.
Odisseo è inoltre un uomo capace di raccontare versioni differenti della propria storia. Mente, modifica il passato, assume identità diverse e cerca di orientare lo sguardo degli altri. Nel film, questa capacità non viene rappresentata soltanto come astuzia, ma come una forma di sopravvivenza psicologica. Odisseo racconta se stesso per non disgregarsi, ma ogni racconto rischia anche di diventare una giustificazione.
Il ritorno a Itaca non coincide quindi soltanto con il raggiungimento di un luogo. Significa tentare di ricostruire un’identità dopo anni di guerra, violenza e lontananza. Odisseo deve capire se l’uomo che torna può ancora coincidere con quello che era partito e se la casa che ha idealizzato durante il viaggio esiste ancora veramente.
L’arretramento degli dèi
Uno degli aspetti più discussi del film è la riduzione del ruolo delle divinità. Nel poema omerico, gli dèi sono presenze costanti: discutono fra loro, proteggono alcuni personaggi, ne ostacolano altri e intervengono direttamente negli eventi. Nel film di Nolan, Zeus e Poseidone restano quasi sempre lontani o invisibili, mentre Atena assume una natura volutamente ambigua.
La figura interpretata da Zendaya può essere letta come una vera divinità, come una proiezione della mente di Odisseo, come il ricordo di una sacerdotessa troiana assassinata oppure come la sovrapposizione di tutte queste possibilità. Il soprannaturale non scompare completamente, ma viene filtrato attraverso la percezione del protagonista.
Questa scelta permette a Nolan di rappresentare il sacro non come una macchina mitologica esterna, ma come una forza che agisce nella coscienza degli uomini. Atena può diventare la voce della strategia, della memoria e del rimorso. Poseidone può essere interpretato come l’ostilità del mare, ma anche come la forma che Odisseo attribuisce alle conseguenze delle proprie azioni.
Il regista evita dunque di mostrare gli dèi come personaggi onnipotenti che muovono gli uomini come pedine su una scacchiera. Preferisce lasciare aperto il dubbio tra esperienza religiosa, visione, trauma e allucinazione. Questa impostazione rende il film più vicino alla sensibilità contemporanea, ma attenua inevitabilmente una parte essenziale dell’universo omerico, nel quale il rapporto fra uomini e dèi produce ironia, ambiguità e conflitto.
Odisseo, Penelope e Telemaco
Matt Damon interpreta un Odisseo profondamente segnato dalla guerra. La sua astuzia rimane intatta, ma non viene più presentata soltanto come una qualità eroica. È anche una forza pericolosa, capace di generare distruzione e di separare il protagonista dagli altri uomini. L’eroe che torna da Troia non cerca soltanto di sopravvivere: tenta di comprendere se sia ancora degno di tornare alla propria famiglia.
Penelope, interpretata da Anne Hathaway, incarna l’attesa, la resistenza e la difesa della casa. Il suo rapporto con Odisseo non si riduce al semplice ricongiungimento romantico. Tra i due esiste una distanza prodotta dal tempo e dall’esperienza. Penelope ha dovuto governare l’assenza del marito e proteggere il palazzo dalla pressione dei Proci, mentre Odisseo è diventato un uomo diverso da quello che lei ricorda.
Il riconoscimento fra i due assume quindi un significato più profondo. Non basta che Odisseo dimostri la propria identità: deve mostrare di poter ancora abitare la casa che ha lasciato. Il ritorno fisico non garantisce automaticamente il ritorno morale e affettivo.
Telemaco, interpretato da Tom Holland, rappresenta invece la filiazione e la successione. È cresciuto senza il padre, circondato dal racconto della sua grandezza, ma anche dalle conseguenze concrete della sua assenza. Quando finalmente incontra Odisseo, deve confrontarsi con la distanza tra il mito paterno e l’uomo reale.
Il rapporto tra Odisseo e Telemaco richiama uno dei temi più ricorrenti del cinema di Nolan: il legame tra padre e figlio spezzato dal tempo e dalla distanza. In Interstellar, la separazione assumeva una dimensione cosmica; in Odissea diventa storica, familiare e politica. Il ritorno del padre non cancella gli anni trascorsi, ma apre la possibilità di costruire un nuovo rapporto.
Le figure femminili rappresentano tuttavia uno dei punti più controversi del film. Circe, Calipso, Penelope e la stessa Atena vengono reinterpretate soprattutto in relazione al percorso interiore di Odisseo. Questa scelta rafforza la centralità psicologica del protagonista, ma rischia di ridurre l’autonomia e la complessità che tali personaggi possiedono nel poema.
Un’epica costruita sulla materia
La forza più evidente del film risiede nella sua realizzazione visiva. Odissea è il primo lungometraggio girato interamente con cineprese IMAX. Nolan utilizza il formato non soltanto per aumentare la spettacolarità delle immagini, ma per restituire la presenza fisica dei paesaggi, del mare, delle navi e dei corpi.
La produzione ha privilegiato location reali, grandi scenografie e set pratici. Le riprese si sono svolte in Grecia, Marocco, Italia, Islanda, Scozia e Stati Uniti, seguendo idealmente il percorso dell’eroe attraverso paesaggi profondamente differenti. Favignana è stata scelta anche per il legame con la tradizione che identifica alcune isole del Mediterraneo con i luoghi descritti da Omero.
La scenografia di Ruth De Jong evita una ricostruzione archeologica rigidamente filologica. Il mondo del film appare antico, ma allo stesso tempo essenziale, concreto e sorprendentemente moderno. I materiali, le architetture e gli oggetti possiedono una qualità terrestre, ruvida e vissuta. Le influenze visive dichiarate non provengono soltanto dall’arte antica, ma anche dalla pittura di Francisco Goya e Arnold Böcklin e da film come Ran di Akira Kurosawa e Andrej Rublëv di Andrej Tarkovskij.
La caverna di Polifemo, le navi, il cavallo di Troia e i palazzi non funzionano come semplici sfondi. Diventano luoghi morali, capaci di esprimere il peso della storia. Il paesaggio non accompagna soltanto il viaggio di Odisseo, ma sembra opporre una resistenza fisica al suo desiderio di tornare.
La fotografia di Hoyte van Hoytema sfrutta la grandezza dell’immagine IMAX senza trasformare il film in un fantasy colorato e decorativo. Molte sequenze presentano tonalità severe, minerali e quasi monocromatiche. Il mito viene privato dell’ornamentazione tipica del peplum tradizionale e ricondotto alla pietra, all’acqua, al vento e al bronzo.
Anche gli effetti visivi seguono una logica di concretezza. Le creature fantastiche, tra cui Polifemo e le Sirene, vengono realizzate attraverso una combinazione di animatronics, pupazzi, stunt, effetti speciali sul set e interventi digitali. L’obiettivo non è eliminare la componente fantastica, ma darle una consistenza fotografabile. Il mostro deve sembrare presente nello stesso spazio degli attori, non semplicemente aggiunto all’immagine in un secondo momento.
Il montaggio e la musica
Il montaggio di Jennifer Lame svolge un ruolo fondamentale nel tenere insieme le diverse dimensioni narrative. Nonostante la lunga durata, il film mantiene un ritmo sostenuto. Il tempo del viaggio, il ricordo della guerra e l’attesa di Penelope e Telemaco vengono intrecciati senza trasformare l’opera in un esercizio puramente cerebrale.
La frammentazione temporale non serve soltanto a creare suspense. Rende visibile la condizione mentale del protagonista, per il quale passato e presente non sono nettamente separati. Ogni nuova prova riattiva un ricordo, e ogni ricordo modifica il senso del viaggio.
La musica di Ludwig Göransson rappresenta un altro elemento importante del progetto. Nolan e il compositore hanno cercato di costruire un suono legato al mondo dell’età del bronzo attraverso l’utilizzo e la ricostruzione di strumenti come l’aulos, la lira e diverse percussioni metalliche. La musica nasce spesso dal rumore degli oggetti, dal vento, dal mare e dalla materia del paesaggio.
La colonna sonora evita in molti momenti il carattere trionfale dell’orchestra epica tradizionale. Privilegia invece sonorità arcaiche, ritmi ossessivi e timbri metallici. Alcuni critici hanno lodato l’originalità della ricerca, mentre altri hanno considerato il risultato meno memorabile rispetto alle precedenti collaborazioni tra Nolan e Göransson.
La produzione e il successo commerciale
Il progetto è stato annunciato pubblicamente nel dicembre del 2024. Le riprese principali sono iniziate nel febbraio del 2025 e hanno coinvolto numerosi paesi. Nello stesso mese è stata diffusa la prima immagine ufficiale di Matt Damon nei panni di Odisseo. Dopo la conclusione delle riprese, il trailer è arrivato alla fine del 2025, mentre durante la primavera e l’estate del 2026 la campagna promozionale si è concentrata soprattutto sui formati IMAX e sulle proiezioni in pellicola da 70 millimetri.
La strategia distributiva ha puntato sulla rarità dell’esperienza cinematografica. Le prevendite per gli spettacoli nei formati premium sono iniziate con largo anticipo e hanno fatto registrare numeri eccezionali. Il film è stato così presentato come un’opera da vedere necessariamente sul grande schermo, contrapponendo la monumentalità della sala alla fruizione domestica dello streaming.
Al 30 luglio 2026, Odissea aveva incassato oltre 683 milioni di dollari nel mondo. Circa 320 milioni provenivano dal mercato statunitense e canadese, mentre più di 362 milioni erano stati raccolti negli altri paesi. Gli incassi internazionali rappresentavano quindi poco più della metà del totale.
L’Italia si era affermata come uno dei mercati esteri più importanti, con oltre 30 milioni di dollari incassati e più di 3,6 milioni di presenze registrate entro il 28 luglio. Anche Germania, Australia, Messico, Regno Unito, Francia, India e Spagna avevano contribuito in modo significativo al successo commerciale. In quel momento il film occupava il sesto posto nella classifica mondiale degli incassi del 2026.
Anche il circuito IMAX aveva ottenuto risultati straordinari, con un debutto mondiale da circa 52 milioni di dollari e una tenuta molto forte nel secondo fine settimana. Questi dati hanno confermato la capacità di Nolan di trasformare il nome del regista e il formato cinematografico in elementi centrali della promozione.
Una ricezione molto positiva ma non unanime
La critica internazionale ha accolto il film in maniera largamente favorevole. Rotten Tomatoes gli ha attribuito un indice di gradimento del 94 per cento sulla base di centinaia di recensioni, mentre Metacritic ha registrato un punteggio medio di 88 su 100. Il giudizio degli utenti è apparso più polarizzato, segno di un film capace di suscitare entusiasmo ma anche forti reazioni negative.
Molti recensori hanno lodato l’ampiezza della messa in scena, la potenza delle immagini e la capacità di Nolan di collegare l’epica antica ai problemi morali della guerra moderna. Il film è stato descritto come un’opera monumentale, emozionante e tecnicamente impressionante. Anche le recensioni più entusiaste hanno però rilevato una certa freddezza emotiva e una distanza tra la perfezione formale delle immagini e il pieno coinvolgimento nei personaggi.
In Italia, l’accoglienza è stata altrettanto vivace. Una parte della critica ha valorizzato i contenuti pacifisti, la riflessione sulla colpa e la reinterpretazione del rapporto fra mito e storia. Altri commentatori hanno considerato il film eccessivamente monumentale, politicamente programmatico o troppo distante dalla ricchezza dell’opera omerica.
Il dibattito più acceso ha coinvolto classicisti, traduttori e studiosi del mondo antico. Le obiezioni principali riguardano la riduzione del ruolo degli dèi, la trasformazione di Odisseo in un eroe pentito, la semplificazione delle figure femminili e la sostituzione della pluralità morale del poema con una più riconoscibile storia contemporanea sul trauma.
Emily Wilson, autrice di una celebre traduzione inglese dell’Odissea indicata dallo stesso Nolan tra le fonti del progetto, ha espresso un giudizio molto severo. Pur riconoscendo al film il merito di avere riportato Omero al centro della discussione pubblica, ha contestato la perdita di profondità psicologica, etica e politica. Anche Emily Hauser ha riconosciuto l’energia visiva dell’opera e la capacità di Nolan di gestire diverse linee temporali, ma ha criticato la moralizzazione di Odisseo e la riduzione della complessità femminile.
Altri studiosi hanno invece difeso la libertà dell’adattamento. Secondo questa posizione, ogni epoca costruisce la propria Odissea e nessuna versione moderna può pretendere di essere completamente fedele a un testo che ha attraversato secoli di riscritture. Da Dante a James Joyce, la figura di Ulisse è stata continuamente trasformata per interrogare il presente. Anche Nolan, dunque, utilizzerebbe Omero non come un modello da riprodurre, ma come una struttura attraverso cui riflettere sul proprio tempo.
Le controversie
Il film è stato accompagnato anche da alcune polemiche esterne alla sua qualità artistica. Una delle più discusse ha riguardato il casting di Lupita Nyong’o nel ruolo di Elena di Troia e Clitennestra. Le critiche, diffuse soprattutto in ambienti contrari alle politiche di inclusione, sono state respinte da Nolan, secondo il quale giudicare una scelta interpretativa prima di vedere il film non aveva alcun senso.
Un’altra controversia ha riguardato le riprese effettuate a Dakhla, nel Sahara Occidentale controllato dal Marocco. Alcuni commentatori e studiosi di diritto internazionale hanno sostenuto che girare in quell’area potesse contribuire indirettamente a legittimare l’occupazione marocchina del territorio.
Alla fine di luglio, inoltre, una copia pirata del film ha cominciato a circolare online. Universal ha reagito con richieste di rimozione e avvertimenti legali, tentando di proteggere un’opera la cui strategia commerciale si fondava in larga parte sull’esclusività della visione cinematografica.
Il rapporto con gli altri film di Nolan
Odissea presenta numerosi legami con le opere precedenti del regista. Il confronto più evidente è con Oppenheimer. Entrambi i film raccontano uomini dotati di un’intelligenza eccezionale che contribuiscono a produrre una catastrofe e sono successivamente costretti a confrontarsi con le conseguenze delle proprie azioni.
Il rapporto con Dunkirk emerge invece nella rappresentazione della guerra, del mare e del tempo frammentato. In Dunkirk, però, l’attenzione era concentrata sulla sopravvivenza collettiva e sulla ritirata; in Odissea si sposta sulla responsabilità del comandante e sull’ombra morale della vittoria.
Il legame con Interstellar riguarda la nostalgia della casa e il rapporto tra padre e figlio. In entrambi i film, la distanza trasforma il ritorno in qualcosa di più di un semplice spostamento geografico. Tornare significa affrontare il tempo perduto e scoprire che i familiari sono cambiati durante l’assenza.
Da Inception e Tenet, infine, il film riprende l’interesse per una temporalità instabile, per la memoria e per la verità come costruzione. Odissea utilizza meno complessi meccanismi fantascientifici, ma conserva l’idea che il passato non sia mai un dato immobile. È continuamente ricostruito, raccontato e modificato dai personaggi.
Il confronto con gli altri adattamenti
Rispetto alle precedenti trasposizioni cinematografiche e televisive del poema, il film di Nolan occupa una posizione particolare. Ulisse di Mario Camerini, uscito nel 1954, era soprattutto un grande racconto avventuroso, costruito secondo i codici spettacolari del peplum classico. La miniserie televisiva diretta da Andrey Konchalovsky nel 1997 conservava una presenza più evidente degli dèi e cercava di ripercorrere un maggior numero di episodi del poema.
The Return di Uberto Pasolini, uscito nel 2024, aveva invece eliminato quasi completamente il meraviglioso e si era concentrato sul ritorno di Odisseo a Itaca, trasformando la vicenda in un dramma intimo sul trauma, il riconoscimento e la difficoltà di reinserirsi nella famiglia.
Nolan si colloca a metà strada. Conserva i mostri, il viaggio e la dimensione spettacolare, ma li sottopone a una lettura psicologica e storica. Non realizza l’adattamento più fedele, né quello più mitologico, né quello più intimista. Costruisce piuttosto la versione più apertamente autoriale, piegando il poema all’universo morale e visivo del proprio cinema.
Un grande film di Nolan più che un film omerico
Sul piano simbolico, Odissea può essere interpretato innanzitutto come la storia di un uomo che tenta di riconquistare se stesso dopo la guerra. Il ritorno a casa non cancella ciò che è accaduto, ma obbliga il protagonista a guardare finalmente le conseguenze delle proprie azioni.
Il film può inoltre essere letto come il racconto della nascita di una modernità violenta. Attraverso l’inganno del cavallo di Troia, Odisseo spezza la fiducia che rende possibile la convivenza tra gli uomini. La sua vittoria inaugura un mondo dominato dal sospetto, dalla predazione e dalla crisi delle leggi tradizionali.
Atena, infine, può essere interpretata come la forma visibile della coscienza colpevole. Non soltanto una dea protettrice, ma il ritorno di ciò che Odisseo vorrebbe dimenticare. In questa prospettiva, il soprannaturale diventa inseparabile dal trauma e dalla memoria.
La valutazione complessiva del film non può che essere positiva, pur con alcune riserve. Formalmente, Odissea è una delle opere più compiute di Nolan. L’integrazione tra formato, spazio, paesaggio, ritmo, scenografia, fotografia e suono raggiunge risultati impressionanti. Sequenze come la caduta di Troia, l’incontro con Polifemo e il ritorno a Itaca possiedono la forza delle immagini destinate a rimanere nella memoria.
Dal punto di vista drammaturgico, tuttavia, questa grandezza viene ottenuta attraverso una semplificazione del poema. Odisseo diventa più moderno, più colpevole e più facilmente leggibile, ma anche meno ambiguo e sfuggente. Penelope, Circe, Calipso e altre figure femminili perdono parte della propria autonomia. Gli dèi arretrano proprio là dove, nell’opera di Omero, introducevano ambiguità, ironia e inquietudine.
Odissea è dunque un grande film di Christopher Nolan costruito a partire da Omero, più che un film pienamente omerico. Non fallisce perché modifica il testo antico: ogni adattamento è necessariamente una trasformazione. La sua riuscita dipende piuttosto dalla disponibilità dello spettatore ad accettare che la vera materia del film non sia la totalità dell’epos, ma la coscienza di un reduce, la colpa del vincitore e il disastro di una civiltà.
Giudicato come versione definitiva dell’Odissea, il film rimane discutibile. Considerato invece come un’epica moderna sulla guerra, sulla memoria e sull’impossibilità di ritornare veramente innocenti, è un’opera importante, spesso magnifica e talvolta rigida. Nolan porta il poema verso una forma di tragedia storica, riducendo il meraviglioso mitologico per far emergere il peso morale della vittoria. Proprio questa trasformazione spiega tanto la sua grandezza quanto i suoi limiti.
