Rete d’acciaio

“Mentre il nuovo anno, trascinato da Oriente, sopra un carro di nuvole accese, entrava nella stanza dei giovani sposi, portando loro in dono lo stormire delle foglie, sempre vive sui colli del Gianicolo, e il canto impetuoso della fontana Paolina, Ilaria, uscita allora dal sonno, aveva guardato Vaga, in piedi presso il letto, poi aveva guardato Ippolito, puntato di fianco col gomito sui guanciali, e ad entrambi aveva rivolto in silenzio la domanda medesima con la espressione esultante dello sguardo azzurro: — Oggi è il primo giorno del primo anno che io passo qui, non è vero, Vaga? È il primo giorno del primo anno che io ti appartengo, non è vero, Ippolito? Vaga, di una lucentezza bruna nel viso scarno, le aveva risposto con auguri di perpetua felicità, riannodandole affettuosa, sollecita, una ciocca dei capelli biondi; lo sposo aveva risposto esclamando:— Dopo sette mesi ancora mi pare un sogno! — e, irrequieto, aveva accennato a Vaga di consegnargli un astuccio di raso, che le aveva di nascosto affidato la sera prima, e ne aveva fatto scattare la molla sotto gli occhi sbalorditi d’Ilaria. — Sei pazzo, sei pazzo! Ha ragione papà quando lo dice! Mio Dio, che prodigio di turchesi! — aveva poi mormorato con voce assorta, quasi la gioia le facesse émpito per l’orgoglio di riconoscere una volta di più che il marito era pazzo davvero, pazzo di lei.”

Rete d’acciaio, Clarice Tartufari.

Clarice Gouzy, sposata Tartufari (Roma, 14 febbraio 1868 – Bagnore, 3 settembre 1933), è stata una scrittrice italiana, autrice di una narrativa ispirata a un’idealità morale contrapposta al decadentismo.

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