Ironia, inquietudine, passioni segrete e improvvisi squarci sul lato più oscuro dell’animo umano attraversano le pagine di Storielle vane di Camillo Boito.
In questi racconti, l’autore osserva con sguardo lucido e raffinato personaggi sospesi tra desiderio e convenzioni sociali, amore e gelosia, bellezza e decadenza. Dietro vicende apparentemente semplici emergono ossessioni, fragilità e contraddizioni, raccontate con una prosa elegante, capace di alternare realismo, introspezione psicologica e suggestioni quasi perturbanti. Architetto, critico d’arte e protagonista della cultura italiana dell’Ottocento, Boito rivela qui tutto il suo talento narrativo, anticipando sensibilità e temi che diventeranno centrali nella letteratura moderna.
Camillo Boito (1836-1914) fu architetto, scrittore, critico d’arte e teorico del restauro. Fratello del compositore Arrigo Boito, ebbe un ruolo importante nella cultura italiana dell’Ottocento. Nella narrativa si distinse per racconti raffinati e inquieti, spesso dedicati ai conflitti tra passione, bellezza, ossessione e decadenza. Tra le sue opere più note figura anche Senso, da cui Luchino Visconti trasse il celebre film del 1954.
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