di Andrea Taetti

Tante cose è stato Patrick Stewart nella sua incredibile carriera di attore, durata quasi sessant’anni tra teatro, televisione e cinema, ma per le vecchie e nuove generazioni sarà sempre il capitano dell’Enterprise, Jean-Luc Picard.

Nato in una famiglia operaia, si è fatto strada attraverso una gavetta complicata e sofferta, facendosi conoscere come raffinato interprete del teatro shakespeariano e come uno degli eredi spirituali di Laurence Olivier, per la presenza scenica e la sua inconfondibile voce, dal timbro profondo ma sempre limpido, capace di avvolgere lo spettatore, prima a teatro, poi sul piccolo schermo e infine al cinema.

L’ingresso nel cinema fu, per la verità, casuale, con una piccola parte nel film per la televisione Il piccolo lord (1980), poi in Excalibur (1981) e in Dune di David Lynch, dove interpretò l’algido e compassato Gurney Halleck (1984). Piccole parti, nelle quali riuscì comunque a farsi notare per il suo carattere, la solida preparazione e, soprattutto, il suo lavoro.

Perché, se c’era una cosa in cui credeva Patrick Stewart, era proprio il lavoro sul set.

Ma Stewart non è stato soltanto un grande attore: è stato anche un uomo di profondi valori, impegnato nella società civile e nella difesa dei diritti.

La sua dedizione al mestiere di attore è stata accompagnata da un altrettanto forte impegno nelle cause umanitarie e sociali, sostenuto da esperienze personali che hanno contribuito a rafforzare il suo senso di responsabilità verso gli altri.

Nel 1987 comincia la sua avventura nell’universo di Star Trek: una scommessa non solo per lui, ma anche per la produzione.

La seconda serie televisiva nasceva, infatti, dopo un’interruzione durata quasi vent’anni, che aveva allontanato i fan e quasi spento del tutto l’entusiasmo per le avventure legate all’Enterprise.

Rick Berman, che investì tempo e idee in questo nuovo progetto, non poté fare scelta più felice di quella di Patrick Stewart. E così, «l’inglese a Hollywood», come amava definirsi scherzosamente Stewart, si mise d’impegno per far ripartire una delle saghe più amate dal pubblico, dettando tempi e metodi a un cast che si mise a lavorare sodo.

E il prodotto non ebbe nulla da invidiare alla prima serie; anzi, ne recuperò integralmente lo spirito, riguadagnando consenso e interesse anche presso le nuove generazioni.

Quello spirito di esplorazione e quella voglia di conoscere che accompagnano l’avventura umana descritta nell’universo di Star Trek furono recuperati ancora una volta. Perché, al netto di tanta tecnologia, la saga mette sempre al centro l’uomo e la sua storia, come ebbe a ribadire acutamente William Shatner in un’intervista.

Fu proprio il capitano Kirk a tenere a battesimo il passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo equipaggio in Star Trek – Generazioni (1994). Il film inaugurò il nuovo corso cinematografico, al quale seguirono altri tre capitoli.

Chiusa la felice parentesi nell’universo trekkie, alla quale Stewart deve moltissimo, il capitano Picard lasciò spazio a una nuova avventura artistica: quella nei panni del professor Xavier, protagonista della serie cinematografica degli X-Men.

Ma gli eroi, anche se invecchiano, sono sempre eroi. E così, chiamato ancora una volta nell’universo di Star Trek, il capitano, ormai diventato ammiraglio, riesce a sorprendere il pubblico con la serie Picard (2020-2023), regalando un’ultima, commovente interpretazione.

Jean-Luc Picard non era l’eroe che sparava per primo, ma quello che cercava di capire, indagare, negoziare. E che, soprattutto, di fronte a ogni scelta si confrontava con dilemmi filosofici e morali.

Una cosa ci ha insegnato il capitano Picard: nell’universo come nella vita, l’arma più forte rimane la ragione.

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