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El Príncipe

El Príncipe (en el original en italiano, Il principe) es un tratado de teoría política escrito por Nicolás Maquiavelo en 1513, mientras este se encontraba encarcelado en San Casciano por la acusación de haber conspirado en contra de los Médici. El libro fue publicado en 1531 y dedicado a Lorenzo II de Médici, duque de Urbino, en respuesta a dicha acusación, a modo de regalo. Tiene ciertas inspiraciones en César Borgia. Se trata de la obra de mayor renombre de este autor, aquella por la cual se acuñaron el sustantivo maquiavelismo y el adjetivo maquiavélico.
Su objetivo es mostrar cómo los príncipes deben gobernar sus Estados, según las distintas circunstancias, para poder conservarlos exitosamente en su poder, lo cual es constantemente demostrado mediante múltiples referencias a gobernantes históricos y a sus acciones

Nicolás Maquiavelo (Florencia, 3 de mayo de 1469 – ib., 21 de junio de 1527) fue un diplomático, funcionario público, filósofo político y escritor italiano. Fue asimismo una figura relevante del Renacimiento italiano. En 1513 escribió su tratado de doctrina política titulado El príncipe, publicado póstumamente en 1531 en Roma.

Traducción
A. Zozaya

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La rivoluzione liberale

“La rivoluzione liberale”, edito per la prima volta nel 1924, è uno dei testi di riferimento del pensiero liberale italiano.

«Il contrasto vero dei tempi nuovi come delle vecchie tradizioni non è tra dittatura e libertà, ma tra libertà e unanimità. La lotta tra serietà e dannunzianesimo è antica e senza rimedio… a un popolo di dannunziani non si può chiedere spirito di sacrificio. All’individualismo (che resta la prima base dell’azione, e segna il primo affermarsi di una coscienza e di una dignità civile nell’uomo) si è sostituita la morale della solidarietà, una specie di calcolata complicità nel parassitismo. Il problema del movimento operaio è problema di libertà e non di uguaglianza sociale».

Piero Gobetti (Torino, 19 giugno 1901 – Neuilly-sur-Seine, 15 febbraio 1926) è stato un giornalista, politico e antifascista italiano. Morì prematuramente a soli 24 anni.

« Era un giovane alto e sottile, disdegnava l’eleganza della persona, portava occhiali a stanghetta, da modesto studioso: i lunghi capelli arruffati dai riflessi rossi gli ombreggiavano la fronte »
(Carlo Levi, in «Introduzione agli Scritti politici di Piero Gobetti», XVII, 1960)

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Nel regno della mafia

“Nel regno della mafia” è uno dei primi saggi mai scritti sulla mafia, all’indomani del delitto Notarbartolo. Emanuele Notarbartolo ex direttore del Banco di Sicilia, fu la prima vittima eccellente della mafia, uccisa il primo febbraio del 1893, sul treno Termini-Palermo. I sospetti caddero immediatamente su un deputato della Destra storica, Raffaele Palizzolo, come mandante dell’omicidio, legato alla mafia palermitana. Il caso accese un importante dibattito sulla situazione della mafia in Sicilia e in Italia e, soprattutto, sulla collusione tra mafia e politica. Nel 1899 la camera dei deputati autorizzò il processo contro Raffaele Palizzolo come mandante dell’assassinio. Nel 1901 venne giudicato colpevole e condannato, ma nel 1905 fu assolto per insufficienza di prove, probabilmente sempre grazie ai suoi appoggi politici.

“Ma il siciliano che io sono, e l’uomo ragionevole che presumo di essere, si ribellano a
questa ingiustizia verso la Sicilia, a questa offesa alla ragione. (…) Ditemi voi se è possibile concepire l’esistenza di una associazione criminale così vasta ed organizzata, così segreta, così potente da dominare non solo mezza Sicilia, ma addirittura gli Stati Uniti d’America…”
Napoleone Colajanni

L’autore

Napoleone Colajanni (Castrogiovanni, 28 aprile 1847 – Castrogiovanni, 2 settembre 1921) è stato un politico, saggista e docente italiano.

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La questione meridionale

«La nuova Italia aveva trovato in condizioni assolutamente antitetiche i due tronconi della penisola, meridionale e settentrionale, che si riunivano dopo più di mille anni. L’invasione longobarda aveva spezzato definitivamente l’unità creata da Roma, e nel Settentrione i Comuni avevano dato un impulso speciale alla storia, mentre nel Mezzogiorno il regno degli Svevi, degli Angiò, di Spagna e dei Borboni ne avevano dato un altro. Da una parte la tradizione di una certa autonomia aveva creato una borghesia audace e piena di iniziative, ed esisteva una organizzazione economica simile a quella degli altri Stati d’Europa, propizia allo svolgersi ulteriore del capitalismo e dell’industria. Nell’altra le paterne amministrazioni di Spagna e dei Borboni nulla avevano creato: la borghesia non esisteva, l’agricoltura era primitiva e non bastava neppure a soddisfare il mercato locale; non strade, non porti, non utilizzazione delle poche acque che la regione, per la sua speciale conformazione geologica, possedeva. L’unificazione pose in intimo contatto le due parti della penisola.» Tratto da “La questione meridionale”.

L’autore

Antonio Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937) è stato un politico, filosofo, giornalista, linguista e critico letterario italiano.

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