George Gordon Byron (Londra, 1788 – Missolungi, 1824) fu un poeta inglese. Discendente da una nobile famiglia di origine normanna, che contava tra i suoi membri varie figure eccentriche e irregolari — il padre venne soprannominato Mad Jack, mentre la madre era donna dal temperamento acceso e instabile — Byron nacque con una deformità al piede destro. Visse la fanciullezza in un ambiente inquieto e malsano, con la mente segnata anche dalle teorie calviniste sulla predestinazione dell’uomo al peccato.
Divenuto un giovane dagli istinti difficilmente controllabili e dalla condotta stravagante, che sembrava trovare il proprio ritmo vitale solo nell’infrangere le regole del vivere comune, compì i primi studi ad Harrow e passò poi al Trinity College di Cambridge, dove si fece notare per la sua eccentricità. Ancora studente, pubblicò nel 1807 la sua prima raccolta di versi, Ore di ozio. A ventun anni entrò nella Camera dei Lords.
Subito dopo intraprese un lungo viaggio attraverso vari paesi europei, tra cui Spagna, Portogallo, Grecia e Albania. Da questa esperienza nacquero i primi due canti del Pellegrinaggio del giovane Aroldo, pubblicati nel 1812. L’opera, il cui lancio fu favorito dalla società aristocratica di cui Byron faceva parte, ebbe uno straordinario successo, sia per l’interesse che allora suscitava il genere avventuroso, sia per l’eccentrica personalità dell’autore, che divenne l’idolo della società elegante.
In Aroldo si riconobbe lo stesso Byron, che, con la sua figura elegante di dandy e con il suo carattere ombroso e sprezzante, si prestava splendidamente a incarnare il personaggio. I versi, non sempre perfetti metricamente, ma piacevoli all’orecchio, ricchi di descrizioni sgargianti di luoghi esotici e di ardite avventure amorose, non potevano non piacere alle dame, sulle quali Byron esercitò un fascino straordinario. Divenne allora l’amante di Caroline Lamb, una delle donne più raffinate dell’alta società inglese, moglie di colui che sarebbe poi diventato lord Melbourne.
Nel 1813 seguirono le novelle in versi Il Giaurro, La sposa d’Abido, Il corsaro e Lara; nel 1816 apparvero L’assedio di Corinto e Parisina. Il matrimonio di Byron con Anna Isabella Milbanke, donna dal carattere diametralmente opposto al suo, durò appena un anno: nel 1816 avvenne la separazione, motivata da incompatibilità di carattere.
Lo scandalo suscitato dall’avvenimento, le accuse di incesto con la sorellastra Augusta Leigh, la pubblicazione all’insaputa del poeta di alcune poesie sulla sua vita privata, che sembravano avvalorare questo sospetto, e alcuni versi satirici contro il reggente fecero mettere al bando Byron, che dovette lasciare l’Inghilterra.
Dopo aver visitato Waterloo, si stabilì a Ginevra, a Villa Diodati, dove conobbe gli Shelley e amò Claire Clairmont, dalla quale ebbe una figlia, Allegra. La lettura di Wordsworth e il proficuo scambio intellettuale con Shelley affinarono la sensibilità di Byron, che riversò il suo rinnovato estetismo naturalistico nel terzo canto del Pellegrinaggio del giovane Aroldo. Durante il soggiorno svizzero compose anche il dramma Manfred e Il prigioniero di Chillon.
Dopo essere stato a Milano e a Verona, si fermò per tre anni a Venezia, conducendo vita da gaudente. Dalle sue lettere apprendiamo delle facili avventure con popolane e serve che egli riceveva nel suo appartamento di Palazzo Nani-Mocenigo, trasformato in una sorta di garçonnière. Nello stesso tempo, però, studiava l’armeno, trascorreva ore di elevate conversazioni nei salotti della contessa Albrizzi e della Benzoni, e componeva il quarto e ultimo canto del Pellegrinaggio del giovane Aroldo.
Compose poi Beppo, Don Juan e Mazeppa, opere nelle quali il suo verso divenne più fluido e descrittivo. Nel 1819 si legò all’italiana Teresa Guiccioli e, stretta amicizia con il fratello di lei, Pietro Gamba, patriota, si affiliò alla Carboneria, capeggiandone il ramo detto “degli Americani”. Espresse la sua adesione agli impulsi patriottici italiani nella Profezia di Dante e in Marino Faliero.
Dopo la delusione subita in seguito al fallimento dei moti del 1821, si dedicò alla lotta d’indipendenza greca contro i Turchi. Nel 1823, dopo aver sovvenzionato una spedizione sanitaria, si recò personalmente in Grecia per prendere parte attiva alla lotta. Giunse a Missolungi stanco e forse già affetto dalle febbri malariche che lo avrebbero condotto alla morte dopo pochi giorni. L’anno precedente aveva perduto la figlia Allegra, che egli aveva voluto fosse educata nella religione cattolica.
Byron contribuì a creare la moda del tipo passionale e ribelle, destinato poi a trionfare nell’immaginario romantico. Nei suoi primi lavori, e specialmente nel Pellegrinaggio del giovane Aroldo, mise a fuoco ed esasperò solo una parte della propria personalità, atteggiandosi a dispregiatore del vivere comune. Questa posa, pur creando intorno a lui l’aura mitica che lo rese famoso, finì talvolta per nuocergli, indebolendo il reale valore artistico di alcuni suoi versi.
La vera personalità di Byron comprendeva certamente quell’aspetto ribelle, ma ne presentava anche altri più umani e complessi, come dimostra il suo epistolario, dalla prosa ricca e scintillante. Quando egli riuscì ad avvicinare i versi alla prosa, rendendoli più discorsivi, vari e mobili, acquistò maggiore completezza e ricchezza espressiva.
Byron fu molto imitato e la valutazione della sua opera subì, nel tempo, alti e bassi; resta comunque innegabile l’originalità della sua espressione e la grande influenza che esercitò sulla letteratura romantica europea.
