Pieter Bruegel il Vecchio fu un pittore e incisore fiammingo, nato probabilmente nel Brabante settentrionale tra il 1525 e il 1530 e morto nel 1569 a Bruxelles. Allievo di Pieter Coeck van Aelst ad Anversa, fu accolto nel 1551 nella gilda dei pittori di San Luca e intraprese, probabilmente nel 1552, anno cui risalgono le sue prime opere conosciute, un viaggio in Italia, spingendosi fino a Reggio Calabria e a Messina.
A Roma conobbe Giulio Clovio, grande ammiratore dei libri miniati tardo-gotici e a sua volta miniaturista. Del suo viaggio restano una serie di disegni paesaggistici e alcuni dipinti, tra i quali una veduta del golfo di Napoli, conservata a Roma nella Galleria Doria Pamphilj.
Ritornato in patria forse nel 1555, fornì allo stampatore Hieronymus Cock, che doveva già conoscere prima del viaggio, un gruppo di disegni e incisioni di carattere gnomico e satirico, nei quali rappresentò per la prima volta la figura umana. Lo stile di queste incisioni ricordava così da vicino quello di Bosch che Cock fece passare per opera del grande pittore una di esse, intitolata I pesci grandi mangiano i piccoli, restituita solo più tardi al suo vero autore.
In queste opere, come in quelle eseguite precedentemente, Bruegel rimase fedele alla vecchia tradizione fiamminga e, in particolare, al fantastico mondo poetico di Bosch. Nell’Adorazione dei Magi del 1556, conservata a Bruxelles nel Museo reale di Belle Arti, offrì una rappresentazione corale della folla, che avrebbe poi ripreso in altre opere, come La lotta tra Carnevale e Quaresima, oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna. In questo dipinto, con precisione lenticolare, descrive la vita di un intero borgo, ricco di aspetti intimi e familiari, tragici e ridicoli. La scena è priva dei personaggi mostruosi e allucinati tipici di Bosch, ma ne conserva il gusto caricaturale e, talvolta, atrocemente grottesco.
Nell’Andata al Calvario del 1564, anch’essa conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, l’episodio religioso che dà il titolo al dipinto si svolge nella totale indifferenza della folla. In tal modo Bruegel, vestendo i suoi personaggi con abiti contemporanei, allude all’indifferenza religiosa del suo tempo.
Sposata Marie Coeck, figlia del suo maestro, si trasferì a Bruxelles, forse per il timore di essere perseguitato ad Anversa come membro della setta eretica della “Schola Charitatis”, forse per beneficiare della protezione offertagli dal cardinale Granvelle, ministro di Filippo II. A Bruxelles, dove sull’ambiente artistico esercitava grande fascino l’arte rinascimentale italiana, Bruegel ricercò nuovi schemi compositivi, distaccandosi sempre più dal mondo figurativo di Bosch.
Già prima del 1563 si era manifestata nella sua opera l’aspirazione a una maggiore monumentalità delle figure e a un più ampio respiro compositivo; ma fu soprattutto a Bruxelles, stimolato dagli echi dell’arte italiana, che egli giunse a concentrare il proprio interesse sui soli protagonisti della vicenda rappresentata.
Nelle ultime opere Bruegel si limitò spesso alla creazione di poche figure, come nel Paese di Cuccagna del 1567, nel Misantropo del 1568 e nella Parabola dei ciechi dello stesso anno, conservata a Napoli nel Museo nazionale di Capodimonte. In questi dipinti lo schema compositivo appare estremamente semplificato.
Ispirandosi a narrazioni bibliche, proverbi popolari e scene di folklore, Bruegel espresse, attraverso colori attenuati e appannati, una visione pessimistica del mondo, in cui l’uomo soggiace al male e al dolore senza riuscire mai pienamente a riscattarsi. L’influsso della pittura italiana non lo distaccò mai dalla tradizione fiamminga, alla quale rimase sostanzialmente fedele e che seppe rinnovare con forme e accenti personali. Per quanto riguarda il paesaggio, da lui profondamente sentito, Bruegel anticipò alcune conquiste della pittura del XIX secolo.
Anche i suoi due figli, Pieter e Jan, furono pittori. Pieter il Giovane, nato a Bruxelles nel 1564 e morto ad Anversa nel 1638, dipinse nello stile del padre, che imitò largamente, soggetti fantastici, tra cui l’Inferno conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Copiò inoltre, con una certa freschezza e intelligenza, alcuni dipinti paterni. Fu detto anche Bruegel degli Inferni.
Jan Bruegel, detto “dei Velluti”, nacque nel 1568 e morì ad Anversa nel 1625. Fu autore di interessanti paesaggi e di nature morte con fiori e gioielli. Collaborò con Rubens, per il quale dipinse molti fondali di quadri. Un esempio di tale collaborazione è Il peccato originale, conservato ad Anversa.
