A Passage to India

A Passage to India (1924) is a novel by English author E. M. Forster set against the backdrop of the British Raj and the Indian independence movement in the 1920s. It was selected as one of the 100 great works of 20th century English literature by the Modern Library and won the 1924 James Tait Black Memorial Prize for fiction. Time magazine included the novel in its “All Time 100 Novels” list.
The novel is based on Forster’s experiences in India, deriving the title from Walt Whitman’s 1870 poem “Passage to India” in Leaves of Grass. The story revolves around four characters: Dr. Aziz, his British friend Mr. Cyril Fielding, Mrs. Moore, and Miss Adela Quested. During a trip to the fictitious Marabar Caves (modeled on the Barabar Caves of Bihar), Adela thinks she finds herself alone with Dr. Aziz in one of the caves (when in fact he is in an entirely different cave), and subsequently panics and flees; it is assumed that Dr. Aziz has attempted to assault her. Aziz’s trial, and its run-up and aftermath, bring to a boil the common racial tensions and prejudices between Indians and the British who rule India.

Edward Morgan Forster OM CH (1 January 1879 – 7 June 1970) was an English novelist, short story writer, essayist and librettist. Many of his novels examine class difference and hypocrisy, including A Room with a View (1908), Howards End (1910) and A Passage to India (1924). The last brought him his greatest success. He was nominated for the Nobel Prize in Literature in 16 different years.

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Dolce…Mente – Delizie vegane: antichi sapori e nuove ricette tra storia, curiosità, consigli e strofette

Ci sono tre modi di porsi di fronte alla cucina: necessità, amore e improvvisazione. L’ultima costituisce il quid che a volte crea l’innovazione nell’uso spregiudicato delle spezie o nell’insolita accoppiata di sapori. Ed è anche ciò che, a volte, ci fa aprire la dispensa e organizzare in un attimo pranzo e cena con la minima fatica quando non si ha voglia né tempo per minuziose prove gastronomiche. E non è detto che il risultato non sia apprezzabile per sapore e golosità. Cosa di più improvvisato e al tempo stesso gustoso di uno spaghetto aglio, olio e peperoncino che stuzzica anche l’appetito più restio? Ma è anche quello delle nonne che con poveri ingredienti e tanto olio di gomito hanno riscaldato la quotidianità della nostra infanzia con deliziosi profumi di pane appena sfornato e sfoglie tirate con attrezzi antichi, validissimi ausili, distanti anni luce dai robot super tecnologici dei nostri tempi, che facevano subito aria di casa e di famiglia. Il mattarello era al tempo stesso il segno della buona cucina e della regola che veniva ricordata a suon di motti. Dato che l’alimentazione non è finalizzata solo alla nutrizione, ma anche al piacere, la cucina può diventare un’autentica passione, tanto che qualcuno potrebbe affermare che si vive per mangiare piuttosto che il contrario.

Minella Di Ciaccio

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Lettere – In tempo di guerra

Papa Benedetto XV, nato Giacomo Paolo Giovanni Battista della Chiesa (Genova, 21 novembre 1854 – Roma, 22 gennaio 1922) è stato il 258º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (il 257º successore di Pietro), dal 1914 fino alla morte. Fu fermo oppositore della prima guerra mondiale. Benedetto XV fu eletto papa poche settimane dopo l’inizio della prima guerra mondiale. L’elezione a papa di un cardinale nominato da soli tre mesi fu un evento eccezionale. Probabilmente fu la situazione bellica a favorire la sua elezione, avendo egli lavorato nella diplomazia con valenti segretari di Stato, quali Rampolla e Merry del Val, ed essendo considerato più super partes rispetto ad altri papabili. Consapevole della gravità del momento, decise che l’incoronazione si tenesse non nella Basilica di San Pietro ma, più modestamente, nella Cappella Sistina. Durante la prima guerra mondiale elaborò diverse proposte di pace. Nella sua prima enciclica, Ad Beatissimi Apostolorum principis, pubblicata già il 1º novembre 1914, si appellò ai governanti delle nazioni per far tacere le armi e mettere fine allo spargimento di tanto sangue umano. Con l’entrata in guerra anche del Regno d’Italia il 24 maggio 1915, la Santa Sede, chiusa e «prigioniera» in Vaticano, rimase ulteriormente isolata con la dipartita degli ambasciatori degli Stati esteri. Benedetto XV soffrì molto negli anni a venire per questa reclusione, che visse come una sorta di penitenza per la pace. Egli non poté far altro che constatare amaramente l’ulteriore allargamento del conflitto internazionale, la cui causa ultima era − a suo dire, e secondo un’interpretazione largamente diffusa all’interno della curia − la diffusione dell’individualismo liberale e quel processo di secolarizzazione che vedeva l’abbandono da parte delle società contemporanee delle linee guida della Chiesa cattolica. La guerra mondiale rappresentava infatti, per Benedetto XV così come per i suoi predecessori, un vero e proprio castigo divino, tanto che lo paragonò al terremoto di Reggio Calabria e Messina.

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Sangue brado

Cristiano Benci, ribattezzato “ Cri Cri” nasce il 28-luglio-1975 a Grosseto. Vive in una villetta sita nella campagna maremmana, nel comune di Campagnatico. Si è diplomato geometra durante l’anno scolastico1995/1996, presso l’istituto tecnico per geometri “Alessandro Manetti” di Grosseto. Arruolato nel 12° scaglione dell’anno 1996 ha svolto il servizio militare presso il 2° CE.RI.MOT di Lenta, un centro di rifornimento e motorizzazione, sperso tra i boschi e le risaie del Vercellese. Durante la sessione 2000 ha superato l’esame per l’abilitazione di geometra. Ha due figlie, Anastasia e Melissa, la prima nata nel 2000 e la seconda nata nel 2012.

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