La farfalla e l’aquilone

Non si tratta di una semplice favola. Ricordiamoci sempre di essere davanti ad un racconto antropologico che, con un’attenta lettura, ci riempie di riflessioni, di curiosità, di commenti. Non si tratta, infatti, di un libro che ti lascia tranquillo. È vero, ti diverte, ti appassiona, però soprattutto ti fa pensare: avrò capito tutto? E, tra parentesi, nel mio caso non lo credo proprio.

Un aquilone ed una farfalla intrecciano il proprio volo, così come i legami intrecciano le nostre vite. A fronte di ogni legame, lo scrittore ci propone un volo diverso.

Nel legame tra madre e figlio, nel legame tra papà (mancante) e figlia, nel legame tra fratello e sorella, l’aquilone e la farfalla danzano all’unisono, pieni di gioia e abbracciati per la vita, nonostante la distanza che separa il primo, in cielo, dalla seconda, a terra. Sempre rivolti l’una verso l’altro, senza mai sfiorarsi.

Solamente un nuovo legame, più profondo, un legame di una coppia, permetterà davvero alla farfalla e all’aquilone di volteggiare liberi, leggeri, al medesimo livello (in cielo), puntando verso il sole, verso un futuro da costruire.

Ed ancora, non è l’aquilone che deve abbassarsi per raggiungere la farfalla (quando l’aquilone si abbassa, finisce in uno stagno!). È alla farfalla che viene richiesto di elevarsi verso il cielo e di raggiungere l’aquilone.

La farfalla riuscirà così a mostrare la sua bellezza, non più volteggiando in basso intorno ai pistilli dei fiori, bensì in alto, puntando al sole, a simboleggiare una bellezza che deve elevarsi per essere notata, per differenziarsi, per non rimanere anonima. Allo stesso modo, l’aquilone, con la sua altezza, è chiamato a colorarsi per essere notato, per non passare inosservato. Quasi un invito a distinguerci, a dare un significato alle nostre relazioni, a portarle ad un livello superiore, elevandole verso il cielo, liberandoci dell’attaccamento al mondo terreno e puntando a Qualcosa o Qualcuno. Solo tramite questa via potremo essere, nella nostra relazione di coppia, davvero uniti e lasciare una traccia da seguire.

Pietro Mazzoletti

Giorgio Comini, sacerdote diocesano dal 1994, dopo aver prestato servizio come Vicario parrocchiale dal ’94 al ’98 presso la parrocchia di Palosco (Bg), su mandato del vescovo di Brescia ha impiegato 5 anni per approfondire gli studi in Scienze sociali e Scienze politiche (Roma, Washington D.C., Milano), nel biennio 2006-2007 ha frequentato il Master in Mediazione Familiare presso l’Università Cattolica di Milano. Ad oggi, oltre al servizio prestato il Consultorio, rivesta la carica di direttore dell’Ufficio Famiglia diocesano, insegnante in Seminario e direttore del Centro di Spiritualità Familiare Beato Paolo VI.

ESPRIT
European Society of Prominent Researchers in Illustration Technology
L’associazione Europea Esprit ha sostenuto la linea editoriale di questo progetto  per le finalità sociali ed il valore antropologico che ne caratterizza obiettivi e contenuti

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«Una lingua commune»: Gaeta tra X e XVII secolo: storia e antiquaria, lingua e cultura

L’«inclita città» (parafrasando l’Incipit di una lettera di Coluccio Salutati a Gaspare Squaro dei Broaspini) di Gaeta, particolarmente nel periodo umanistico e rinascimentale, ha rivestito una importante posizione non solo all’interno delle vicende storiche e geo-politiche del Regno di Napoli, ma anche e soprattutto nell’ambito storico e culturale di tutta la penisola.
Antico ducato e città marinara dagli albori del Medioevo, depositaria di una lingua propria ed autoctona, al centro di scambi commerciali all’interno del Mare Nostrum e almeno importante quanto Napoli, la nostra città nel Quattrocento ed ancor di più nel Cinquecento, si trasforma in autentica porta del regno napoletano, ponendosi al centro della vasta serie di scambi politici, commerciali, culturali che da sempre hanno caratterizzato le coste del basso Tirreno. Sempre divisa tra «il perpetuum negocium di Atena armata ed il sacro ozio delle Muse» (per citare Eugenio Garin), la città ha comunque trovato la forza di costruire una solida struttura culturale che ha resistito al tempo e alle genti.
La lingua “commune” cui si fa riferimento nel titolo di questo lavoro, dunque, è il segno di una continuità culturale che muove dal medioevo e giunge al rinascimento; non solo la lingua letteraria e parlata, dunque, ma una lingua culturale, identificativa di una condizione sociale e culturale di riferimento nel Mediterraneo e foriera di modelli e sviluppi soprattutto nel confronto con le altre realtà italiche e mediterranee.

Gennaro Tallini, Dottore di Ricerca in Lingue e Scienze della Letteratura presso l’Università di Verona, filologo, studioso di letteratura italiana rinascimentale e di storia della stampa, è docente di letteratura italiana presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’università di Verona (SSD 10F1-10F3), dove svolge prevalentemente attività di ricerca nel campo della filologia antiquaria romana e francese nel XVI secolo e, recentemente, anche nel campo della didattica laboratoriale . Il personale profilo scientifico è incentrato sul tema della produzione e della circolazione letteraria a carattere antiquario, anche entro terreni di studio specifici e settoriali, a partire dal testo a stampa nel Cinquecento e la sua sovrapposizione e intersecazione negli ambiti della topografia, della urbanistica rinascimentale e della storiografia cinquecentesca, nei vari contesti della ricostruzione letteraria delle fonti antiche e umanistiche. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni in volume e su riviste scientifiche in ambito letterario e filologico ed è membro della RSA – Renaissance Society of America (socio effettivo dal 2014), dell’Istituto Nazionale di Studi per il Rinascimento Meridionale (socio corrispondente fino al 2014, socio effettivo dal 2015), del Gruppo di Studi sul Cinquecento.

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La città dei vampiri

Una storia di vampiri, ricca di venature umoristiche, ambientata in Sicilia, straordinaria.

Giancarlo Busacca nasce ad Acate il 31 luglio del 1961. Autore di romanzi polizieschi è anche sceneggiatore e regista teatrale.

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